A Palazzo Lombardia arriva Pistoletto: “Il tempo del giudizio” tra installazione e dialogo con il sacro
15/01/2026
Venerdì 16 gennaio, alle 16, l’Auditorium “Testori” di Palazzo Lombardia ospita l’inaugurazione di “Il tempo del giudizio”, installazione ambientale di Michelangelo Pistoletto curata da Francesco Monico. Intervengono l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso e il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Relazioni Internazionali ed Europee Raffaele Cattaneo; è annunciata anche la presenza del presidente della Regione Attilio Fontana e del presidente del Senato Ignazio La Russa. L’opera resterà esposta nel foyer dell’Auditorium dal 16 gennaio 2026 fino a fine marzo, inserendosi in un calendario che, almeno nelle intenzioni, prova a far dialogare la quotidianità istituzionale con un linguaggio artistico che chiede tempo, attenzione, disponibilità a farsi interrogare.
Un’installazione nel foyer: l’arte che “intercetta” lo spettatore
Collocare un’installazione nel foyer di un auditorium pubblico non è una scelta neutra. È un luogo di passaggio, di attese e ingressi, di conversazioni interrotte dal suono del campanello, un punto in cui la città entra nell’edificio e l’edificio prova a restituire un’immagine di sé. Portare qui un lavoro di Pistoletto significa puntare su un’arte che non si limita a decorare: la sua ricerca, storicamente, mette lo spettatore dentro l’opera, lo costringe a prendere posizione, spesso anche solo attraverso il proprio corpo e la propria presenza, come accade nei lavori che riflettono il tema della partecipazione e della responsabilità.
“Il tempo del giudizio”, così come viene presentato, si muove su una traiettoria che assume estetica e spiritualità come strumenti critici. Non è un abbinamento facile, perché la spiritualità, quando non è affrontata con precisione, rischia di diventare una parola-ombrello; l’interesse sta proprio nel tentativo di usarla come lente per “ripensare l’immaginario”, cioè per chiedere allo spettatore di rivedere abitudini, certezze, categorie con cui interpreta il presente.
Politica culturale e spazio pubblico: un segnale che parla anche fuori dall’arte
La presenza congiunta di rappresentanti della Regione e delle istituzioni nazionali, annunciata per l’inaugurazione, dà all’evento un peso che va oltre l’appuntamento culturale. C’è un messaggio implicito: la contemporaneità, con le sue domande spesso scomode, viene riconosciuta come parte del discorso pubblico e non come nicchia per addetti ai lavori. Il fatto che l’opera resti in esposizione fino a fine marzo consente una fruizione dilatata, più adatta a un lavoro che, per definizione, chiede di essere attraversato e rielaborato, magari anche più di una volta, perché l’installazione ambientale vive di relazione con chi la guarda e con il contesto che la ospita.
Subito dopo l’inaugurazione è previsto un “Dialogo tra arte e religione”, alla presenza dell’artista. Anche qui, l’elemento interessante è la scelta di non fermarsi alla cerimonia: mettere attorno allo stesso tavolo arte e religione significa entrare in un territorio dove il linguaggio simbolico ha ancora forza, dove il tema del “giudizio” può essere letto come questione morale, sociale, politica, perfino ecologica, senza bisogno di ridurlo a slogan. Un dialogo, se impostato con serietà, ha il merito di trasformare l’evento in un momento di confronto, evitando che l’opera resti confinata a un gesto inaugurale
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to