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Congiuntura Confcommercio febbraio 2026: un’economia che si rimette in moto, ma senza strappi

24/02/2026

Congiuntura Confcommercio febbraio 2026: un’economia che si rimette in moto, ma senza strappi

C’è un modo sobrio, quasi prudente, con cui l’economia italiana sta provando a riprendere ritmo: piccoli incrementi, segnali coerenti tra loro, una fiducia che non fa rumore ma si vede nelle scelte di spesa e nelle attese delle famiglie. La Congiuntura Confcommercio di febbraio 2026 insiste su questo punto: il 2025 si è chiuso meglio di quanto previsto dai previsori istituzionali e ha lasciato al nuovo anno una “eredità statistica” favorevole. Nelle stime dell’Ufficio Studi confederale, dopo un gennaio in crescita (+0,3%), anche febbraio dovrebbe confermare una variazione congiunturale positiva del PIL (+0,2%), con una crescita tendenziale superiore all’1% (+1,3% rispetto a febbraio 2025). Un quadro che, al netto delle cifre, racconta una traiettoria: l’Italia avanza, ma lo fa con passo misurato, e ogni consolidamento conta più di un rimbalzo episodico.

PIL e consumi: recupero moderato, segnali più larghi ma cautela obbligata

Il dato che interessa di più chi vive il mercato quotidiano — negozi, servizi, ristorazione, turismo, filiere del terziario — è quello dei consumi. A gennaio 2026, secondo Confcommercio, prosegue un recupero definito “moderato” ma costante: +0,5% su base annua e +0,3% su dicembre. La novità, rispetto a fasi recenti, è che i segnali di miglioramento sembrano estendersi anche ai beni, dopo un periodo in cui a tenere era soprattutto la domanda di servizi.

La lettura resta prudente: l’Ufficio Studi invita a non trasformare un miglioramento in un automatismo. La domanda interna, specie a breve, porta ancora elementi di fragilità che consigliano cautela nelle previsioni e, sul piano operativo, spingono imprese e famiglie a ragionare più per priorità che per slanci.

Inflazione bassa e fiducia: la combinazione che può dare ossigeno alla domanda

Se c’è un fattore che può sostenere il recupero dei consumi è la condizione dei prezzi. Confcommercio segnala un’inflazione su livelli storicamente contenuti e indica per febbraio una variazione dei prezzi al consumo +0,3% su gennaio e +1,1% su base annua. In un contesto del genere, il potere d’acquisto tende a respirare: non perché i redditi crescano improvvisamente, ma perché la pressione dell’aumento prezzi smette di erodere in modo sistematico la spesa disponibile. Restano tensioni sugli alimentari e una volatilità ancora presente sugli energetici, ma l’aspettativa è che tali spinte rientrino nei mesi successivi, anche grazie a un’inflazione di fondo sotto il 2%.

Qui si innesta la questione della fiducia: quando l’inflazione si stabilizza, le famiglie hanno meno incentivo a rinviare scelte di consumo per paura di rincari improvvisi, e le imprese possono pianificare con margini più prevedibili. È una dinamica psicologica e insieme economica, e spiega perché le variazioni “piccole” non sono irrilevanti.

Sangalli: fisco come leva per una crescita più solida

Nel commento politico-economico, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli riassume la posizione dell’associazione: i segnali di miglioramento sono finalmente visibili, la fiducia cresce e le famiglie tornano a spendere; un recente provvedimento sull’energia potrebbe rafforzare ulteriormente questa tendenza. Il limite, però, rimane la bassa crescita di alcuni comparti produttivi, e qui Sangalli indica la leva ritenuta decisiva: proseguire e accelerare la riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese, così da rendere la crescita più robusta e diffusa.

È una richiesta che, letta dentro la congiuntura, assume un significato preciso: in una fase di consolidamento, ciò che pesa non è soltanto “quanto” cresce l’economia, ma “come” quella crescita si distribuisce. Se resta concentrata, il sistema rallenta; se diventa più ampia, anche il terziario e i consumi possono trasformare un segnale in un ciclo.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.