Congiuntura Confcommercio: inflazione in frenata, consumi più vivaci e un 2026 che dipende dalla domanda interna
23/01/2026
Il termometro congiunturale di Confcommercio descrive un’Italia che, dopo mesi di attrito tra prezzi elevati e prudenza delle famiglie, trova margini di respiro più concreti: l’inflazione di fondo smette di comprimere in modo sistematico le scelte di spesa, il reddito reale torna a salire, la fiducia si muove nella stessa direzione. Il punto interessante non sta nel singolo indicatore, quanto nella loro coerenza: segnali diversi, letti insieme, raccontano una ripresa meno episodica e più distribuita tra settori e territori.
Prezzi sotto controllo e redditi reali sopra i livelli pre-pandemia
La stima di gennaio per l’inflazione “depurata” dagli elementi temporanei è indicata allo 0,7% tendenziale, in discesa rispetto all’1,2% di dicembre: un passaggio che, per famiglie e imprese, significa minore erosione automatica dei bilanci e maggiore prevedibilità nelle decisioni, dal carrello alle rate, dagli approvvigionamenti agli investimenti di breve periodo.
Sul fronte delle risorse disponibili, il documento segnala un recupero del reddito disponibile reale che supera i livelli pre-Covid: +4,6% nei primi tre trimestri 2025 rispetto al 2019. I consumi reali, invece, restano più cauti (+1,2% 2025/2019), ma nella parte finale del 2025 mostrano un’accelerazione che rompe l’inerzia dei mesi precedenti.
Fiducia e spesa: i segnali arrivano da Black Friday, Natale e vendite al dettaglio
Confcommercio lega la svolta di clima a una sequenza temporale precisa: da ottobre-novembre la fiducia cambia passo. Per le imprese si registra una crescita mese su mese per quattro mesi consecutivi (circa +3% rispetto a luglio), mentre per le famiglie l’indice segna +1,7% a dicembre su novembre. Tradotto: meno timore e una propensione al consumo che torna a farsi vedere nelle intenzioni di spesa.
I riscontri citati sono molto “di mercato”, quindi difficili da archiviare come semplici sensazioni: il Black Friday vale 4,9 miliardi di spesa (+19,5% sul 2024), i consumi natalizi crescono del 2,8% reale per famiglia, i viaggiatori italiani nel ponte dell’Immacolata aumentano del 4,9%. Anche le vendite al dettaglio reali tornano a una dinamica che mancava da tempo, con due mesi consecutivi di crescita congiunturale (+0,5% a ottobre, +0,6% a novembre).
PIL, servizi e incognite: perché il 2026 resta una partita aperta
Nel quadro delineato, la domanda interna del quarto trimestre offre un contributo significativo (+0,5% tendenziale), con un profilo più robusto a novembre e dicembre; su questa base, la stima parla di un PIL che a gennaio 2026 crescerebbe dello 0,5% su dicembre e dell’1,2% su base annua, mentre la previsione per l’intero 2026 si colloca a +0,9%.
C’è poi un tema strutturale che emerge con chiarezza: la spesa si “terziarizza”, spinta dal tempo libero e dai servizi, mentre alcune voci tecnologiche accelerano; a dicembre, per esempio, Confcommercio segnala variazioni tendenziali importanti per ricreazione e cultura (+11,1%) e per smartphone e PC (+16,4%). Il turismo continua a dare un contributo positivo, con presenze in aumento dell’1,6% nel bimestre ottobre-novembre.
Il presidente Carlo Sangalli interpreta il quadro come una finestra da sfruttare: «segnale positivo che conferma il recupero della fiducia», chiedendo un rafforzamento della crescita attraverso fisco più leggero, burocrazia più semplice e maggiore partecipazione al lavoro di giovani e donne.