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Consumi della lavatrice: cosa incide davvero, come leggerli e come abbassarli senza cambiare vita

20/01/2026

Consumi della lavatrice: cosa incide davvero, come leggerli e come abbassarli senza cambiare vita

Quando si parla dei consumi della lavatrice, la domanda sembra semplice finché non ci si accorge che “consumo” è un pacchetto composto da elettricità, acqua e tempo, e che una stessa macchina può passare da lavaggi quasi trascurabili a cicli molto più energivori solo cambiando temperatura, programma e quantità di bucato. La confusione nasce spesso dal confronto tra numeri non comparabili: qualcuno legge la potenza in watt, qualcun altro guarda i kWh annuali, qualcun altro ancora vede l’etichetta energetica e pensa che valga per qualunque ciclo, mentre l’etichetta europea si basa su un programma specifico e su misurazioni standardizzate.

Per orientarsi senza affidarsi a impressioni, conviene separare tre livelli: quanto consuma “in teoria” (dati di etichetta e scheda tecnica), quanto consuma “nel tuo uso” (abitudini di lavaggio, temperature, carichi, detersivo, manutenzione), quanto costa davvero (tariffa elettrica, costo dell’acqua, eventuale fascia oraria). Dentro questa struttura, la lavatrice diventa misurabile e quindi governabile, perché ciò che non si misura resta un sospetto, e un sospetto in casa tende a diventare una scusa per non cambiare nulla.

Cosa consuma davvero una lavatrice: dove finisce l’energia

Considerando come funziona una lavatrice moderna, la voce che incide di più sull’elettricità non è il motore che fa girare il cestello, ma il riscaldamento dell’acqua, motivo per cui un lavaggio a 60°C pesa molto più di uno a 30°C, e un ciclo “freddo” o tiepido può abbassare in modo netto il kWh per lavaggio. Questo non significa che bisogna lavare sempre a freddo, significa che la temperatura è la prima leva da capire, perché è quella che sposta la spesa energetica in modo più evidente.

Anche l’acqua ha un ruolo concreto, perché ogni ciclo consuma litri che paghi in bolletta, e l’acqua porta con sé un’altra componente spesso invisibile: se la tua casa scalda l’acqua con scaldabagno elettrico o con sistemi in cui l’energia entra nel conto domestico, allora parte del “costo lavatrice” si sposta fuori dalla lavatrice stessa. In ogni caso, la lettura più utile è questa: la lavatrice consuma poco quando muove e centrifuga, consuma molto quando scalda.

Un dato interessante, utile come contesto e non come promessa per la tua singola macchina, è che secondo la Commissione Europea le misure di Ecodesign ed etichettatura hanno ridotto nel tempo i consumi medi annui delle lavatrici vendute nell’UE, con valori riportati attorno a 96 kWh/anno nel 2020 come consumo medio delle macchine vendute, rispetto a scenari “senza regolazione” più alti. Questo però non ti dice quanto consumerà il tuo bucato: ti dice che le macchine sono migliorate, mentre l’uso reale continua a dipendere da ciò che scegli ogni settimana.

Leggere l’etichetta UE: kWh/100 cicli e litri per ciclo, senza fraintendimenti

Avendo davanti l’etichetta energetica europea aggiornata, la voce che conta davvero non è solo la lettera (A–G), ma i numeri, perché ti permettono confronti puliti tra modelli. La normativa europea sull’etichettatura delle lavatrici (Regolamento delegato 2019/2014) definisce che l’etichetta riporti il consumo energetico ponderato per 100 cicli in kWh e altri parametri legati al programma di riferimento eco 40–60. Questo dettaglio spiega due cose che salvano da molte incomprensioni: il dato è su 100 cicli, non su “un anno” generico, e si riferisce a un programma standard, non al ciclo rapido o al ciclo a 90°C.

Nel mondo reale, significa che una lavatrice può avere un ottimo valore su eco 40–60 e poi consumare sensibilmente di più su programmi più caldi o più brevi, perché il rapido, per essere rapido, spesso compensa con più energia per scaldare in meno tempo. Anche alcune guide di lettura dell’etichetta ricordano esplicitamente che l’energia indicata è basata su 100 cicli del programma Eco (40–60).

Per rendere la cosa concreta, si può guardare un esempio reale nel registro europeo EPREL: una scheda prodotto mostra 46 kWh/100 cicli e, sullo stesso riferimento, 0,461 kWh per ciclo e 47 litri d’acqua per ciclo (eco 40–60). Non è un valore “universale”, è un esempio utile perché fa vedere come i numeri si traducono in per-ciclo e perché mette insieme energia e acqua, che sono le due componenti che poi diventano euro.

Calcolare il costo per lavaggio: una formula semplice che regge anche con tariffe diverse

Quando vuoi passare dai kWh ai soldi, non serve una stima approssimativa “a sentimento”, basta una formula che sta in una riga e che puoi adattare alla tariffa che hai oggi. Se l’etichetta indica X kWh/100 cicli, allora il consumo elettrico “di riferimento” per un lavaggio eco è X/100 kWh per ciclo, e il costo elettrico per ciclo è:

Costo elettrico per ciclo = (X/100) × prezzo €/kWh

Se invece la scheda (o EPREL) ti dà direttamente il consumo per ciclo, lo moltiplichi e basta. Nell’esempio EPREL citato, 0,461 kWh per ciclo significa che, con una tariffa ipotetica di 0,25 €/kWh, il costo elettrico del ciclo eco sarebbe circa 0,115 € per lavaggio; se la tariffa sale a 0,35 €/kWh, lo stesso ciclo diventa circa 0,161 €. Il bello di questa impostazione è che non ti obbliga a indovinare: cambi il prezzo, il calcolo resta valido.

Quando vuoi includere anche l’acqua, prendi i litri per ciclo e li converti in metri cubi: litri/1000 = m³, poi moltiplichi per la tariffa dell’acqua. Se un ciclo usa 47 litri, sono 0,047 m³, e con acqua a 2,50 €/m³ il costo acqua è circa 0,117 €; con acqua a 4 €/m³ diventa circa 0,188 €. Qui emerge un punto che molti sottovalutano: in alcune città l’acqua pesa quasi quanto l’elettricità del ciclo eco, e quindi “risparmiare” ha due facce.

Se vuoi un ordine di grandezza generico sul consumo elettrico per lavaggio al di fuori dell’etichetta, alcune stime divulgative collocano molti cicli domestici in un intervallo tipico che può stare tra circa 0,5 e 1,0 kWh a seconda di temperatura e programma, con valori più bassi quando si usa eco o basse temperature. Questo dato è utile per farsi un’idea rapida, mentre per un confronto tra modelli resta più solida la lettura del kWh/100 cicli su eco 40–60.

Cosa fa salire i consumi: temperatura, carico, centrifuga, scelta del ciclo

Mentre molti attribuiscono i consumi “alla macchina”, spesso il colpevole è il modo in cui la macchina viene usata, perché alcune scelte quotidiane hanno un impatto diretto su energia e acqua. La temperatura è la variabile più influente sull’elettricità: salire da 30°C a 60°C non è un piccolo aumento, è una richiesta energetica diversa, soprattutto se il bucato è poco e l’energia per scaldare viene “spalmata” su pochi capi.

Il carico è la seconda leva: lavare mezzi carichi in modo ripetuto aumenta il consumo per kg di bucato, anche quando la lavatrice adatta l’acqua, perché una parte di energia e tempo è comunque necessaria per far funzionare il ciclo. In termini pratici, due mezzi carichi raramente costano quanto un pieno, e spesso costano di più, soprattutto se alzi temperatura e scegli cicli intensi.

La centrifuga incide meno sul consumo elettrico del lavaggio rispetto al riscaldamento, ma può incidere sul consumo complessivo della “catena bucato” se usi l’asciugatrice: una centrifuga più efficiente e più alta può ridurre l’umidità residua e quindi il tempo di asciugatura, che è spesso la parte più costosa quando si asciuga a macchina. Qui serve equilibrio, perché centrifughe troppo aggressive possono stressare tessuti e aumentare pieghe, quindi il risparmio va pesato con la cura dei capi.

La scelta del programma merita un chiarimento pratico: l’eco 40–60 tende a durare di più ma a usare temperature e profili pensati per ridurre l’energia, mentre i rapidi comprimono il tempo e possono far crescere consumi e risultati meno uniformi su sporco difficile, spingendoti a rilavare. Se ti capita di rilavare, il costo vero non è il kWh del rapido, è il doppio ciclo, ed è un costo che raramente viene considerato quando si parla di “risparmio”.

Ridurre i consumi senza peggiorare il bucato: abitudini che funzionano davvero

Quando l’obiettivo è abbassare la bolletta senza vivere in modalità “rinuncia”, le strategie migliori sono quelle che mantengono la qualità del lavaggio e tagliano gli sprechi. Usare più spesso 30°C o cicli eco quando il bucato lo consente è la prima scelta sensata, perché riduce l’energia spesa nel riscaldamento; anche le indicazioni europee sul programma eco come riferimento per efficienza vanno in questa direzione, proprio perché standardizzano il confronto sui consumi.

Tenere d’occhio detersivo e manutenzione fa una differenza meno appariscente ma reale, perché un eccesso di detersivo porta a risciacqui più difficili, residui e odori, con la tentazione di usare cicli più caldi o più lunghi “per pulire meglio”, mentre la macchina funziona meglio quando filtro, vaschetta e guarnizioni vengono puliti periodicamente e quando si fa, ogni tanto, un ciclo più caldo di manutenzione secondo manuale. Anche l’idea di sfruttare meglio i carichi, raggruppando per tessuti e livelli di sporco, aiuta a evitare lavaggi ripetuti “perché non è venuto bene”.

Se vuoi rendere la riduzione consumi misurabile in casa, un misuratore di energia (o una presa smart affidabile) può dirti quanto consuma davvero il tuo ciclo preferito, perché l’etichetta ti dà un riferimento standard, mentre la tua routine può essere diversa. È qui che spesso si scopre la cosa più utile: non serve cambiare dieci abitudini, ne bastano due o tre, scelte con criterio, e il resto segue.

E proprio quando ti sembra di aver trovato il set di impostazioni “perfetto”, arriva la domanda che mette alla prova la solidità del risparmio, perché riguarda ciò che succede quando cambia stagione, cambiano i capi e cambia la fretta: quanto dei tuoi consumi dipende dalla lavatrice e quanto dipende dal fatto che, in certi periodi, smetti di scegliere e inizi solo a premere “rapido”.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.