Crans-Montana, terapia mirata per i feriti ricoverati in Lombardia: in arrivo un antibiotico di ultima generazione
17/01/2026
Milano, 15 gennaio. Nel trattamento dei grandi ustionati il tempo è una variabile clinica che pesa quanto la qualità delle cure: non perché tutto si risolva “subito”, ma perché alcune complicanze, soprattutto quelle infettive, possono cambiare rapidamente il quadro e compromettere respirazione, guarigione delle lesioni e tenuta generale dell’organismo. Per questo la Regione Lombardia si è attivata per reperire un antibiotico di ultima generazione destinato ai ragazzi feriti nella tragedia di Crans-Montana e oggi ricoverati in strutture lombarde.
A spiegare il passaggio è l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso: i pazienti con ustioni gravi, in particolare se l’apparato respiratorio è coinvolto dall’inalazione di fumi, sono esposti a un rischio elevato di infezioni, con quadri che possono evolvere in modo aggressivo. Il team clinico che segue i feriti ha quindi indicato la necessità di una terapia specialistica che associa sulbactam e durlobactam, farmaco non di uso comune e difficilmente disponibile in tempi rapidi nei canali ordinari.
Perché serve un farmaco “non comune” nei grandi ustionati
Nei grandi ustionati la barriera cutanea, che normalmente protegge l’organismo, viene meno su superfici estese. A questo si aggiunge spesso la necessità di ventilazione assistita, procedure invasive, accessi venosi prolungati. In presenza di inalazione di fumi, la fragilità dell’apparato respiratorio aumenta ulteriormente e l’infezione può diventare una minaccia concreta, non teorica.
Da qui la scelta di ricorrere a un antibiotico definito “di ultima generazione” e altamente specialistico. Il punto non è soltanto “avere un antibiotico”, ma avere quello ritenuto più adeguato dagli infettivologi e dai rianimatori sulla base del quadro clinico e dei rischi prevedibili. È una decisione che parla di medicina di precisione applicata all’emergenza: scegliere una molecola specifica perché compatibile con un contesto complesso, dove l’errore non sempre concede un secondo tempo.
Importazione dall’estero e rete nazionale: Humanitas, San Martino e AREU
La Regione, riferisce Bertolaso, si è mossa su due binari: avviare l’importazione dall’estero tramite la ditta produttrice, per garantire l’arrivo del farmaco nel più breve tempo possibile, e nel frattempo cercare disponibilità presso strutture ospedaliere italiane, così da non lasciare vuoti terapeutici nell’attesa.
In questa fase tampone è arrivato il supporto di Humanitas, che ha fornito una disponibilità immediata, e dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, che ha messo a disposizione ulteriori dosi. Il trasporto è stato effettuato da AREU, elemento che rende evidente un dettaglio spesso invisibile al pubblico: la catena logistico-sanitaria, quando funziona, è parte integrante della cura, perché trasforma un farmaco “da qualche parte” in un farmaco “al letto del paziente”.
Bertolaso ha ringraziato la direzione di Humanitas, l’assessore alla Sanità della Regione Liguria Massimo Nicoló e il prof. Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del San Martino, per la collaborazione rapida e operativa.
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