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Cristina Mazzotti, la memoria in aula: la Statale premia gli studenti “sentinella” del processo di Como

25/02/2026

Cristina Mazzotti, la memoria in aula: la Statale premia gli studenti “sentinella” del processo di Como

Non erano lì per curiosità, né per collezionare un’esperienza “forte” da raccontare sui social. Erano lì per presidiare uno spazio pubblico che, troppo spesso, resta vuoto: l’aula di un tribunale quando si parla di mafia. L’Università Statale di Milano, attraverso il suo Osservatorio sulla Criminalità Organizzata (CROSS), ha dedicato una cerimonia di riconoscimento alle studentesse e agli studenti che hanno seguito con costanza il processo per l’omicidio di Cristina Mazzotti, la diciottenne sequestrata e uccisa dalla ’ndrangheta nel 1975.

Il procedimento, celebrato a Como e concluso il 4 febbraio 2026, ha portato alla condanna all’ergastolo di Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella.

Il processo “riaperto” dalla scienza: quando le prove tornano a parlare

La vicenda Mazzotti attraversa cinquant’anni di storia giudiziaria italiana. Nel 1977 arrivarono condanne pesanti per rapimento e omicidio, ma mancavano gli esecutori materiali: le impronte raccolte allora non poterono essere valorizzate con gli strumenti dell’epoca. Oggi, con banche dati e metodi di comparazione molto più avanzati, quelle tracce hanno trovato un nome e un volto, fino all’imputazione e al dibattimento che ha riportato la storia di Cristina dentro il presente.

È un passaggio che dice molto anche su come cambiano le mafie e su come cambia lo Stato: le organizzazioni criminali puntano sull’oblio e sul tempo che passa; la giustizia, quando riesce a riprendere il filo, dimostra che il tempo non cancella tutto.

Novanta ragazzi in tribunale: la cittadinanza che si fa presenza

A colpire, in questa storia, è la scelta di costruire una partecipazione organizzata: circa 90 tra universitari e liceali hanno assistito alle udienze come “sentinelle” civiche, riconoscendo nel processo non solo un fatto giudiziario ma un bene comune. La cerimonia in Statale – nella sede di via Conservatorio – ha voluto dare forma a quel gesto, con la presenza della famiglia Mazzotti e dei docenti e responsabili del CROSS che hanno accompagnato l’iniziativa.

In un tempo in cui l’attenzione sulle mafie tende a calare quando non ci sono stragi e titoli urlati, la presenza in aula diventa un messaggio silenzioso e molto netto: la società civile non delega tutto, osserva, ascolta, prende nota. È un modo di fare antimafia che non si consuma nelle parole, perché si misura in ore, spostamenti, costanza.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.