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Diete sbagliate: quali fanno male alla salute e come riconoscerle prima che creino danni

29/01/2026

Diete sbagliate: quali fanno male alla salute e come riconoscerle prima che creino danni

Quando una dieta “funziona” solo perché fa scendere rapidamente la bilancia, il rischio è confondere un risultato immediato con un miglioramento reale della salute, visto che molte strategie aggressive producono cali di peso iniziali legati soprattutto a glicogeno e acqua, lasciando sullo sfondo ciò che conta davvero: qualità nutrizionale, sostenibilità e impatto su metabolismo, sistema cardiovascolare e benessere psicologico. Parlare di diete sbagliate, in senso pratico, significa individuare quei modelli alimentari che aumentano la probabilità di carenze, alterano i parametri clinici, favoriscono il “peso yo-yo” e, nei casi peggiori, peggiorano condizioni già presenti come diabete, ipertensione, disturbi gastrointestinali o fragilità ossea. La cornice generale resta semplice: una dieta sana protegge da malnutrizione e riduce il rischio di diverse malattie non trasmissibili, mentre scelte alimentari squilibrate e ricche di sale, zuccheri liberi e grassi di bassa qualità spingono nella direzione opposta.

Segnali che una dieta sta facendo più danni che benefici

Riconoscere una dieta sbagliata non richiede teorie, perché il corpo tende a mandare segnali abbastanza chiari quando il piano è troppo restrittivo o mal costruito, soprattutto se l’energia disponibile crolla e le proteine diventano insufficienti. Un primo campanello è la combinazione tra fame costante e ossessione per il cibo, con pensieri intrusivi e perdita di flessibilità sociale, perché quando l’alimentazione diventa un sistema di divieti e non un’organizzazione del quotidiano, la probabilità di abbuffate e compensazioni aumenta. Un secondo segnale è la stanchezza “piatta”, quella che non migliora con il riposo, spesso associata a irritabilità, calo della concentrazione e sonno disturbato, perché la restrizione energetica e la scarsa qualità dei nutrienti interferiscono con recupero e regolazione dello stress.

Anche i parametri fisici aiutano a capire, soprattutto se compaiono insieme: perdita di forza, peggioramento della performance in allenamento, crampi, vertigini, stipsi ostinata, pelle più secca o capelli più fragili. Quando questi elementi emergono in un contesto di perdita di peso rapida, vale la pena fermarsi e ricalibrare, perché la salute non migliora se il prezzo è un peggioramento funzionale; in più, alcune diete “miracolose” portano a carenze di fibre, micronutrienti e grassi essenziali, con effetti che non si vedono in dieci giorni ma che diventano rilevanti dopo settimane. Sul piano più generale, le organizzazioni professionali mettono in guardia dalle diete “fad”, cioè estreme e poco basate su prove, proprio perché possono mettere a rischio la salute e innescare cicli di perdita e ripresa di peso.

Crash diet e diete molto ipocaloriche: perché sono le più rischiose fuori controllo medico

Entrando nel nucleo delle diete che fanno più male quando gestite da soli, le strategie molto ipocaloriche rappresentano una delle aree più delicate, perché ridurre drasticamente le calorie può provocare cali rapidi sulla bilancia, ma aumenta anche il rischio di perdita di massa magra, affaticamento e squilibri, soprattutto in presenza di farmaci o condizioni cliniche non valutate. In ambito sanitario esistono protocolli di Very Low Calorie Diet (VLCD) usati in contesti selezionati e supervisionati, ma proprio quel dettaglio è decisivo: non sono diete “da provare” in autonomia, perché richiedono monitoraggio e non sono adatte a bambini, gravidanza/allattamento e diversi profili clinici.

Il problema pratico delle crash diet, oltre ai rischi fisiologici, è che raramente insegnano a gestire la vita reale: quando finiscono, la persona torna a un’alimentazione precedente senza strumenti, e il corpo tende a recuperare rapidamente parte del peso perso, spesso con un rapporto sfavorevole tra massa grassa e massa magra. Anche la componente psicologica conta, perché la privazione estrema aumenta la probabilità di “rimbalzi” alimentari e di un rapporto conflittuale col cibo, rendendo la dieta un’alternanza tra controllo rigido e perdita di controllo. In questa zona, la domanda utile non è “quanti chili posso perdere in due settimane”, ma “cosa succede ai miei muscoli, al mio sonno, al mio umore e ai miei esami del sangue se vado avanti così”.

Diete che eliminano gruppi interi di alimenti: carenze e effetti collaterali frequenti

Quando un piano alimentare funziona solo perché taglia via intere famiglie di cibi, spesso sta riducendo la complessità invece di risolvere un problema, e le carenze diventano più probabili soprattutto se la dieta viene seguita “alla lettera” senza competenze nutrizionali. L’eliminazione di cereali integrali e legumi, per esempio, riduce fibre e micronutrienti importanti e, in molte persone, peggiora la regolarità intestinale; la demonizzazione generalizzata dei latticini senza alternative ragionate può ridurre l’apporto di calcio e vitamina D (a seconda delle fonti sostitutive), con ricadute nel tempo su salute ossea; i regimi “a lista corta” basati su pochi alimenti ripetuti aumentano la probabilità di deficit e monotonia alimentare, che di solito è un anticipo di abbandono.

Il punto qui non è difendere un singolo alimento, ma mantenere copertura nutrizionale e flessibilità, perché una dieta equilibrata nasce dalla combinazione e non dalla sottrazione indiscriminata. Anche le linee guida generali sul mangiare bilanciato insistono sul limitare sale, zuccheri e grassi saturi e sull’aumentare alimenti ricchi di fibre e varietà, perché sono i fattori più legati a rischio cardiovascolare e metabolico nel lungo periodo.

Diete “di moda” sbilanciate: che cosa osservare in keto, carnivore e simili

Con alcune diete popolari il punto critico non è che siano “sempre” dannose, ma che possono esserlo in modo prevedibile se si sottovalutano profilo lipidico, qualità dei grassi e risposta individuale. Nel caso delle diete chetogeniche o molto low-carb, la letteratura clinica riporta che in alcuni soggetti possono verificarsi aumenti dell’LDL-colesterolo anche marcati, e che l’effetto non è uguale per tutti, motivo per cui la valutazione non dovrebbe mai basarsi su racconti online ma su monitoraggio reale degli esami.

Un altro aspetto pratico riguarda la qualità: una low-carb costruita con pesce, frutta secca, verdure, grassi insaturi e proteine adeguate non è la stessa cosa di una low-carb basata su carni lavorate, formaggi in eccesso e poche fibre, perché sale, grassi saturi e assenza di vegetali cambiano il profilo di rischio. Il tema diventa ancora più evidente nelle diete “solo carne”, dove la mancanza di fibre e la difficoltà di coprire micronutrienti e varietà alimentare rendono il modello fragile, soprattutto se prolungato e seguito senza controlli. In sostanza, quando una dieta diventa un’ideologia alimentare con regole assolute, il rischio è perdere la capacità di aggiustare il tiro in base a esami, sintomi e sostenibilità.

Come scegliere un approccio sicuro e quando chiedere supporto professionale

Costruire un’alimentazione che migliori davvero la salute richiede meno “trucchi” e più criteri, perché la sicurezza nasce da quattro pilastri: apporto proteico adeguato, fibre sufficienti, qualità dei grassi e varietà di micronutrienti. Un approccio realistico lavora per sostituzioni intelligenti, come aumentare alimenti poco processati e ridurre quelli ad alta densità calorica poveri di nutrienti, mantenendo però flessibilità e una routine compatibile con lavoro e famiglia. La verifica più onesta sta nei dati: energia quotidiana, qualità del sonno, andamento dell’umore, regolarità intestinale e, quando ha senso, esami come profilo lipidico, glicemia e pressione.

Il supporto di un professionista diventa particolarmente utile quando esistono patologie (diabete, ipertensione, disturbi tiroidei, renali), quando si assumono farmaci che interagiscono con dieta e peso, o quando la relazione col cibo è già fonte di stress e rigidità, perché in quei casi una “dieta perfetta” sulla carta può essere un errore nella vita reale. L’obiettivo finale, senza formule rigide, è una dieta che protegga la salute nel tempo, non un piano che “regge” solo finché si stringono i denti.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.