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Ex Cave Rocca di Fiesse: partiti i camion, la bonifica entra finalmente nella fase che conta

16/01/2026

Ex Cave Rocca di Fiesse: partiti i camion, la bonifica entra finalmente nella fase che conta

A Fiesse, nel Bresciano, la vicenda delle ex Cave Rocca cambia passo: sono partite le operazioni di rimozione dei rifiuti e con i primi mezzi pesanti in movimento si apre la fase operativa di un intervento atteso da decenni. Sul posto, in occasione dell’avvio dei lavori, l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione ha effettuato un sopralluogo con il sindaco Sergio Cavallini, segnale politico e tecnico su un dossier che grava sul territorio dal 1998, quando l’area venne abbandonata dalla proprietà lasciando un accumulo di materiali mai gestito in modo risolutivo.

Il “Cumulo 1”: 32.660 metri cubi e un piano in 10 lotti

Il cantiere lavora sul punto più problematico del sito, il “Cumulo 1”: una massa stimata in circa 32.660 metri cubi, composta da inerti e polveri di abbattimento fumi di acciaieria. Il progetto è stato strutturato in 10 lotti, scelta che consente di gestire volumi elevati, programmare trasporti e conferimenti, mantenere continuità operativa senza scaricare sul territorio fasi caotiche o improvvisate.

Il nodo principale resta la natura del materiale: la tossicità, legata all’alta presenza di metalli pesanti e composti organoclorurati, rende la rimozione una misura necessaria per eliminare un danno ambientale che, a lungo andare, pesa su percezione di sicurezza, qualità del suolo e prospettive di uso dell’area.

Come avviene la rimozione: protezioni, analisi e obiettivo aprile 2026

Prima della movimentazione vera e propria, il sito è stato preparato con l’allestimento del cantiere e la posa di teli protettivi utili a isolare i materiali e ridurre il rischio di dispersioni durante le lavorazioni. Oggi la fase è quella decisiva: i rifiuti vengono scavati e destinati a impianti specializzati, ma soltanto dopo controlli rigorosi e analisi di laboratorio, passaggio indispensabile per definire correttamente caratteristiche, modalità di trasporto e trattamento.

L’obiettivo dichiarato è chiudere questa prima fase entro il 30 aprile 2026; a rimozione ultimata, sono previsti test approfonditi sul terreno per certificare la pulizia e restituire l’area alla sua vocazione agricola e verde. Nelle parole di Maione, la Regione punta a “scrivere la parola fine” su una ferita lunga quasi trent’anni, richiamando un metodo basato su risorse mirate e collaborazione con i Comuni; lo stesso approccio viene citato anche per altre partite ambientali significative del territorio bresciano.

Risorse già stanziate: 4 milioni per i primi due lotti, continuità promessa

Il primo lotto dispone di 2 milioni di euro stanziati da Regione Lombardia nel novembre 2024; la Giunta ha finanziato anche il secondo lotto con ulteriori 2 milioni nel novembre 2025, dichiarando l’impegno a garantire le risorse necessarie per i lotti successivi. Il messaggio che interessa i cittadini è la continuità: un cantiere di questa natura soffre gli stop, perché moltiplicano costi, rischi e tempi; la copertura progressiva dei lotti serve proprio a evitare interruzioni.

Per il sindaco Cavallini l’avvio dei lavori rappresenta “un giorno importante” per la comunità: dopo 26 anni, la rimozione diventa un fatto concreto, con una responsabilità pubblica che si misura su risultati, scadenze e trasparenza delle operazioni.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.