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Fondazione Vecchioni, la salute mentale entra a Palazzo Marino

20/01/2026

Fondazione Vecchioni, la salute mentale entra a Palazzo Marino

Martedì 20 gennaio, alle 11, la Sala dell’Orologio di Palazzo Marino ospita la presentazione della Fondazione Vecchioni: un appuntamento pubblico che porta dentro la casa istituzionale di Milano un tema spesso relegato a stanze laterali, nominato con prudenza, raccontato a mezza voce. Interverranno il sindaco Giuseppe Sala e l’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé; con loro, la presidente della Fondazione Daria Colombo e Roberto Vecchioni, insieme a Francesca (vicepresidente) e al gruppo fondatore.

La scelta della sede non è neutra: significa dire che lo stigma verso la malattia mentale non è una “questione privata”, né un nodo da sciogliere soltanto nei servizi sanitari, ma un problema culturale e civico, che riguarda linguaggio, accesso alle cure, diritti, e anche la possibilità per le famiglie di non vivere isolate quando la sofferenza diventa quotidiana.

Una fondazione nata dal lutto e dalla domanda di cura

La Fondazione nasce in memoria di Arrigo, figlio di Daria Colombo e Roberto Vecchioni, e si presenta come un tentativo di trasformare un’esperienza personale in impegno collettivo. Sul sito dell’ente, Colombo racconta un percorso segnato dalla fatica di orientarsi in un sistema percepito come insufficiente, dalla solitudine delle famiglie, dal peso di stereotipi che sfilacciano relazioni e opportunità: parole che tengono insieme dolore e analisi, senza cercare scorciatoie retoriche.

Il punto, dichiarato, è lavorare perché la salute mentale venga trattata come qualsiasi altra area della salute, sottraendola alla vergogna e alla marginalità. La Fondazione indica anche un orizzonte preciso: sostenere le famiglie con strumenti concreti, costruire reti, rendere più praticabile l’accesso alle informazioni e ai servizi, presidiare il tema sul piano pubblico.

Cosa promette di fare: cultura, scuole, reti, supporto alle famiglie

L’impianto operativo è diviso in filoni molto chiari. Da una parte la dimensione culturale e di advocacy, con campagne di comunicazione, eventi, presenza nei media e iniziative nelle scuole, perché lo stigma si regge anche su frasi ripetute, definizioni approssimative, paure tramandate. Dall’altra la “mappatura e costruzione di reti”, cioè l’idea di connettere organizzazioni e competenze sul territorio e offrire un orientamento più semplice a chi cerca aiuto senza sapere da dove iniziare. E poi il supporto diretto alle famiglie, che non viene inteso come gesto simbolico, ma come accompagnamento, ascolto e accesso a soluzioni reali, spesso in partenariato con associazioni già attive.

È un disegno che parla anche alle città: Milano, con i suoi servizi e le sue disuguaglianze, conosce bene quanto la salute mentale si intrecci con casa, lavoro, scuola, solitudine urbana. Portare questa nascita a Palazzo Marino suggerisce che la risposta non può esaurirsi nell’emergenza o nella cronaca, ma deve diventare metodo: prevenzione, relazioni, continuità.

Il valore politico della presentazione: riconoscere senza semplificare

La conferenza stampa di domani mette insieme istituzioni e società civile in un punto delicato: riconoscere la sofferenza senza ridurla a simbolo, e costruire strumenti senza trasformarli in slogan. La presenza del sindaco e dell’assessorato al Welfare colloca l’iniziativa in una cornice di responsabilità pubblica; la presenza della famiglia e del gruppo fondatore la tiene ancorata alla materia viva che l’ha generata.

Se questa alleanza reggerà nel tempo lo diranno i progetti, le partnership, la capacità di incidere sul modo in cui Milano parla di salute mentale e accoglie chi chiede aiuto. La posta in gioco, qui, non è una dichiarazione d’intenti: è cambiare il costo sociale del silenzio.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to