La Fiamma paralimpica accende piazza Duomo: Fontana e Alparone rilanciano il “patto” con i Giochi
28/02/2026
Piazza Duomo, cuore simbolico della città, è diventata per qualche ora un’arena civile prima ancora che sportiva: l’arrivo della Fiamma dei Giochi Paralimpici ha offerto a Milano una scena di partecipazione immediata, fatta di applausi, curiosità, telefonini alzati e volti riconoscibili, dalle istituzioni alle mascotte. Un appuntamento che Regione Lombardia legge come passaggio di responsabilità oltre che di festa, perché la Paralimpiade non è una coda del calendario olimpico: è un evento con una forza propria, che chiede la stessa precisione organizzativa e la stessa capacità di raccontarsi senza paternalismi.
Il presidente Attilio Fontana, intervenuto in occasione della cerimonia, ha legato l’arrivo della Fiamma all’idea di continuità: dopo il successo delle Olimpiadi, la Lombardia vuole “bissare” con le Paralimpiadi, con identico livello di attenzione e con la promessa di soddisfazioni sportive per gli atleti azzurri. Il tono è quello dell’impegno pubblico: onorare un appuntamento che porta con sé aspettative alte, sul piano dell’accoglienza e della qualità dell’esperienza per atleti e spettatori.
Il “sogno” di Alparone: una manifestazione unica, stesso palcoscenico per ogni talento
Accanto a Fontana, sul palco è intervenuto anche Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio della Regione, che ha spostato lo sguardo dal presente a un’idea più ambiziosa: arrivare un giorno a una “unica grande manifestazione” in cui gli atleti possano gareggiare ciascuno con il proprio talento. È una frase che, detta in un contesto come quello paralimpico, ha un peso specifico: non parla di fusione indistinta, ma di un orizzonte culturale in cui la distinzione tra eventi non diventi gerarchia, e il palcoscenico resti condiviso, senza categorie implicite di prestigio.
Alparone ha definito questo desiderio una legacy ulteriore, oltre le eredità già evocate nei mesi scorsi: la legacy dell’“stare insieme”, del riconoscere negli sportivi esempi capaci di insegnare qualcosa sul valore della partecipazione, sul traguardo rappresentato dall’essere lì, dentro la competizione, con un risultato che non è soltanto la medaglia, ma il percorso e la disciplina quotidiana che lo rende possibile.
Una piazza piena e un messaggio che va oltre lo sport
Nel suo intervento, Alparone ha insistito anche su un registro più universale: lo sport come lezione di assenza di barriere e come veicolo di un messaggio di pace, portato da atleti provenienti da ogni parte del mondo. È un tema ricorrente nelle liturgie olimpiche, ma in piazza Duomo ha trovato un riscontro visibile: una folla numerosa, presente non per dovere, ma per attrazione, pronta a fotografare e a rendere quell’arrivo un ricordo personale.
Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, Martina Riva, assessora allo Sport del Comune di Milano, e Ivan Bolserini, delegato del Comitato Italiano Paralimpico. Sul fronte più popolare, le mascotte hanno svolto il loro lavoro: Milo e Tina insieme ai Flo, bucaneve “compagni di gioco” dei simboli ufficiali di Milano Cortina 2026, hanno trasformato la piazza in un luogo di incontro tra generazioni, con i selfie a fare da collante contemporaneo.
Il senso politico dell’evento sta qui: una Paralimpiade trattata come appuntamento centrale, non accessorio, da onorare con il massimo impegno, ma anche con la cura del racconto pubblico, quello che costruisce rispetto senza retorica e partecipazione senza filtri. La Fiamma, per definizione, dura pochi istanti nello sguardo; ciò che resta è la capacità di una città e di una regione di farne un inizio, non una cerimonia.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to