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Latte lombardo, una filiera che difende il territorio e guarda al mondo

20/10/2025

Latte lombardo, una filiera che difende il territorio e guarda al mondo

La Lombardia riafferma la propria leadership nella filiera lattiero-casearia italiana. Con quasi la metà della produzione nazionale — il 46% — e una rete di 5.975 allevamenti per 580.000 vacche da latte, il sistema regionale si conferma pilastro dell’agroalimentare nazionale. A Mantova, nel convegno organizzato da Clal e Ismea, l’assessore regionale Alessandro Beduschi ha tracciato il quadro di un comparto che coniuga qualità, cooperazione e innovazione, ma che oggi deve misurarsi con la competizione globale.

La forza del sistema lombardo

Dai numeri emerge un settore vitale e capace di rigenerarsi: 6,1 milioni di tonnellate di latte consegnato nel 2024, con Brescia, Cremona e Mantova ai vertici per quantità e rendimento. La filiera è fortemente strutturata su aziende medio-grandi e su un tessuto produttivo che unisce tradizione artigianale e industria di trasformazione.
Oltre la metà del latte lombardo si trasforma in formaggi DOP — Grana Padano, Gorgonzola, Taleggio, Provolone Valpadana, Parmigiano Reggiano — che portano nel mondo l’immagine di un territorio dove la qualità è il risultato di una cultura produttiva radicata.

«Il latte lombardo – ha spiegato Beduschi – non è soltanto quantità, ma valore aggiunto e identità. Le nostre cooperative sono il cuore pulsante della filiera, ma per restare competitivi serve investire in formazione, managerialità e visione internazionale».

Competitività e nuovi orizzonti

Nonostante la chiusura di oltre 12.000 allevamenti a livello nazionale dal 2014, la Lombardia continua a crescere: le consegne di latte sono aumentate del 18,9% e la mandria nazionale ha registrato un incremento del 2,7%, in controtendenza rispetto ai principali competitor europei.
Per Beduschi, la sfida non si gioca più solo sul piano produttivo ma sulla capacità di presidiare i mercati mondiali, organizzando le filiere e valorizzando il marchio territoriale. «Il latte lombardo deve restare lombardo – ha ribadito – e i processi aggregativi, se guidati dal territorio, rappresentano una forza, non una minaccia».

Dal confronto con Livio Proietti (Ismea) e Angelo Rossi (Clal) è emersa una convinzione comune: la formazione e la conoscenza dei mercati sono oggi la vera politica industriale. Solo operatori preparati e consapevoli possono trasformare la qualità in competitività internazionale, garantendo al latte lombardo un futuro all’altezza della sua storia.

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