Le parole, le donne, la guerra: alla Statale di Milano un incontro che mette a fuoco il presente
03/03/2026
La guerra non entra nelle nostre vite soltanto attraverso le immagini: si infiltra nel lessico quotidiano, nelle conversazioni, nelle scelte di campo che chiediamo agli altri, nelle paure e nelle polarizzazioni che attraversano le comunità. Per la Giornata internazionale della donna, l’Università Statale di Milano sceglie di affrontare questo nodo con un appuntamento che non cerca scorciatoie emotive, ma prova a restituire complessità e responsabilità: “Le parole, le donne, la guerra”. L’incontro si terrà domenica 9 marzo alle 18.30 nell’Aula Magna dell’Ateneo, con introduzione della rettrice Marina Brambilla e conversazione moderata dalla giornalista Agnese Pini.
A confrontarsi saranno Pegah Moshir Pour e Widad Tamimi, due biografie diverse e insieme speculari, capaci di raccontare come i conflitti del Medio Oriente e la repressione in Iran non restino confinati nelle mappe, ma abbiano conseguenze culturali e politiche che arrivano fino alle città europee, fino ai luoghi della formazione e del dibattito pubblico.
Due voci, due attraversamenti: Iran e Palestina come esperienza personale e civile
Pegah Moshir Pour, nata a Teheran nel 1990 e cresciuta in Italia dopo il trasferimento avvenuto quando era bambina, è diventata una figura riconoscibile nel discorso sui diritti umani e sull’emancipazione femminile iraniana. Attivista e consulente sui diritti digitali, ha riportato all’attenzione di un pubblico vasto la battaglia delle donne iraniane, legandola alla memoria di Mahsa Amini, simbolo della repressione. La sua scrittura, oltre all’impegno pubblico, lavora sul confine sottile tra memoria familiare e coscienza civile, sullo spaesamento di chi cresce tra due Paesi e deve imparare a nominare, con precisione, ciò che si perde e ciò che si conquista.
Widad Tamimi, nata a Milano nel 1981, porta invece dentro la propria storia una frattura che è anche una possibilità di dialogo: padre palestinese, profugo dopo il 1967, madre di origine ebraica. Oggi vive a Lubiana e opera nei campi profughi con la Croce Rossa Slovena nel programma Restoring Family Links, dove la guerra non è un concetto ma una sequenza di separazioni, nomi dispersi, famiglie da ricucire. Scrittrice, ha raccontato nel tempo l’intreccio di identità e appartenenze; nel volume più recente, “Dal fiume al mare. Storia della mia famiglia divisa tra due popoli” (Feltrinelli, 2026), mette al centro la tensione tra eredità diverse, il peso dei conflitti che entrano in casa, il tentativo di salvare una lingua comune senza rinunciare alla verità.
Il linguaggio come scelta: ascolto, responsabilità, spazio pubblico
A dare forma al confronto sarà Agnese Pini, direttrice di Quotidiano Nazionale, La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, figura che unisce esperienza giornalistica e attenzione alla parola come strumento che può ferire o aprire varchi. In un contesto in cui la discussione pubblica tende a irrigidirsi, l’incontro punta a un’altra postura: ascoltare storie vere, capire come la violenza bellica e la repressione incidano su corpi, famiglie, scelte di vita, e come le donne — insieme ai bambini — restino spesso le prime esposte, le più vulnerabili, le più costrette a reinventare quotidianità e futuro.
“Le parole, le donne, la guerra” non promette soluzioni facili; offre, piuttosto, un tempo condiviso per riconoscere che la memoria non è un esercizio del passato e che la responsabilità civile comincia anche dal modo in cui si parla. L’evento è a ingresso libero, con iscrizione online fino a esaurimento posti.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.