Lombardia, il lavoro cambia volto: il Rapporto 2025 racconta una regione dalle molte geografie occupazionali
23/03/2026
La Lombardia continua a presentarsi come il motore economico del Paese, ma dietro questa definizione, spesso ripetuta in modo meccanico, si muove una realtà molto più articolata, fatta di territori che crescono con velocità diverse, filiere produttive che plasmano il mercato del lavoro in modo disomogeneo e specializzazioni locali che incidono direttamente sulle opportunità occupazionali. È da questa consapevolezza che ha preso forma l’incontro “Dialoghi sul lavoro: Rapporto 2025 degli Osservatori Territoriali”, ospitato questa mattina a Palazzo Lombardia, al Belvedere Silvio Berlusconi, e dedicato a una lettura approfondita delle trasformazioni in atto nel mercato del lavoro lombardo.
L’appuntamento rientra nel percorso di studio condiviso dagli Osservatori del mercato del lavoro delle Province lombarde e della Città metropolitana di Milano, in collaborazione con la Direzione Generale Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia. Si tratta della seconda tappa di un lavoro avviato nel 2024, che quest’anno ha compiuto un passaggio ulteriore: non più soltanto un’analisi generale degli andamenti occupazionali, ma un’esplorazione più puntuale delle differenze territoriali che definiscono, oggi, il profilo economico e sociale della regione.
Il Rapporto 2025 e la mappa delle specializzazioni occupazionali
Al centro del convegno è stato presentato il Rapporto 2025, intitolato “Una Regione, tante anime. La Lombardia e le sue geografie del lavoro”, frutto della ricerca coordinata dall’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Città metropolitana di Milano. Il documento propone una chiave di lettura che prova a superare le semplificazioni statistiche più diffuse e a osservare la Lombardia per ciò che realmente è: un sistema territoriale composito, nel quale i comparti economici incidono in modo diverso sulla domanda di lavoro e sulla capacità di generare occupazione.
Il fulcro dell’analisi è rappresentato dalle cosiddette specializzazioni occupazionali, vale a dire l’individuazione dei bacini territoriali in cui specifiche attività economiche producono flussi di nuove assunzioni più consistenti rispetto ad altri contesti. Il merito del Rapporto sta proprio nell’aver spostato l’attenzione dalla semplice presenza di un settore sul territorio al suo peso effettivo nella dinamica del lavoro: non basta sapere dove si concentra una filiera produttiva, conta capire come quella filiera genera occupazione, quali figure professionali richiede, quali traiettorie di sviluppo lascia intravedere e quale rapporto costruisce con il tessuto locale.
Ne emerge una rappresentazione più aderente alla realtà, perché mette in relazione struttura economica, capacità di attrazione, qualità della domanda di lavoro e tenuta sociale dei territori. Una lettura di questo tipo aiuta a comprendere meglio dove si formano le opportunità, dove si addensano le difficoltà e in che modo le vocazioni produttive locali continuano a influenzare il disegno complessivo della regione.
Dalla lettura generale del 2024 a un’analisi più fine dei territori
Il Rapporto 2025 si colloca in continuità con l’indagine realizzata nel 2024 dallo stesso Osservatorio del Mercato del Lavoro della Città metropolitana di Milano, che aveva affrontato il quadro lombardo osservando gli andamenti di breve e lungo periodo e i saldi occupazionali provinciali. Quella ricerca aveva offerto una bussola utile per interpretare una fase segnata da trasformazioni economiche e sociali profonde; l’edizione presentata oggi compie invece un passo ulteriore, scegliendo un livello di dettaglio più ravvicinato.
La Lombardia, letta attraverso questo schema, non appare più come una somma lineare di province, ma come un mosaico di economie locali. Le differenze tra i territori non sono un elemento secondario o una semplice variazione statistica: sono il cuore stesso del problema. La distribuzione della domanda di lavoro, la capacità di assorbire professionalità, la presenza di comparti trainanti e le condizioni di competitività variano in modo sostanziale da area ad area. Ed è proprio in questa disomogeneità che si annidano molte delle questioni decisive per le politiche pubbliche: formazione, orientamento, programmazione, raccordo tra scuole, università, imprese e servizi per il lavoro.
I lavori sono stati aperti dagli interventi istituzionali di Paolo Mora, Direttore Generale Istruzione, Formazione e Lavoro, e di Giulia Tarantola, della stessa Direzione Generale. La presentazione del Rapporto è stata affidata a Livio Lo Verso e Andrea Oldrini, dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Città metropolitana di Milano, che hanno illustrato risultati e metodo, chiarendo l’impostazione interpretativa della ricerca.
Moda, meccanica, logistica e agroalimentare: i comparti che disegnano il territorio
Una parte importante dell’incontro è stata dedicata ai focus settoriali, che hanno consentito di entrare nel merito delle diverse geografie economiche della regione. Il dibattito, moderato da Brizio Castrignanò dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia di Varese, ha approfondito alcuni comparti emblematici per la struttura lombarda: industria tessile e sistema moda, meccanica, logistica e trasporti, agroalimentare.
Per il tessile e la moda è intervenuto Giovanni Tavolaro dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro della Provincia di Como; per la meccanica Paola Andrea di Cesare dell’OML di Brescia; per logistica e trasporti Alberto Giunta dell’OML di Pavia; per l’agroalimentare Marco Casana dell’OML di Cremona. Ciascun contributo ha mostrato come le filiere non si distribuiscano in modo neutro sul territorio, ma ne plasmino identità produttiva, profili richiesti, capacità di attrarre manodopera e relazione con i mercati.
La sala gremita ha restituito bene il valore trasversale dell’iniziativa. Accanto a rappresentanti istituzionali e parti sociali erano presenti anche esponenti di ISTAT, del mondo della consulenza professionale e manageriale, con realtà come Deloitte, EY Advisory, Intellera Consulting e Openjobmetis, oltre a una rete qualificata di atenei lombardi, nazionali e internazionali. Un pubblico composito, che conferma come l’analisi del mercato del lavoro non sia materia per addetti ai lavori chiusi in un perimetro tecnico, ma tema che coinvolge imprese, università, centri di ricerca, amministrazioni e soggetti della rappresentanza.
Nelle conclusioni, coordinate da Daniele Lori dell’Osservatorio del mercato del lavoro della Provincia di Sondrio, è emersa una riflessione condivisa sul ruolo degli Osservatori territoriali come presidio stabile di conoscenza e supporto alle politiche del lavoro. È un passaggio che merita attenzione, perché la qualità delle decisioni pubbliche dipende anche dalla qualità degli strumenti con cui si leggono i cambiamenti. E in una regione come la Lombardia, attraversata da economie locali molto diverse tra loro, disporre di analisi puntuali significa costruire politiche meno astratte e più aderenti ai territori reali.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to