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Nanoplastiche e fertilità: uno studio della Statale di Milano accende i riflettori sui possibili rischi

23/02/2026

Nanoplastiche e fertilità: uno studio della Statale di Milano accende i riflettori sui possibili rischi

Minuscole, invisibili a occhio nudo, ormai pervasive. Le nanoplastiche – frammenti derivati dalla degradazione della plastica – sono state rilevate nell’acqua potabile, negli alimenti e perfino nei tessuti umani. La loro presenza diffusa solleva interrogativi che vanno oltre l’impatto ambientale e toccano direttamente la salute, inclusa quella riproduttiva, in un contesto in cui i tassi di infertilità mostrano una tendenza crescente a livello globale.

A indagare questa possibile connessione è uno studio del Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari “Rodolfo Paoletti” dell’Università Statale di Milano, realizzato in collaborazione con l’Università di Torino e la Queen Mary University of London. La ricerca, pubblicata sulla rivista Small, ha analizzato l’effetto delle nanoplastiche sui neuroni che producono l’ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), elemento centrale nel controllo della pubertà e della fertilità.

L’impatto sulle cellule che regolano pubertà e fertilità

Il sistema riproduttivo dei mammiferi è regolato dall’asse ipotalamo–ipofisi–gonadi, un circuito ormonale delicato al cui centro si trovano i neuroni GnRH. Alterazioni nello sviluppo o nel funzionamento di queste cellule possono determinare un deficit di GnRH, condizione associata a pubertà ritardata e infertilità.

Per valutare l’effetto delle nanoplastiche, i ricercatori hanno utilizzato due modelli cellulari consolidati: le cellule GT1-7, che rappresentano neuroni GnRH maturi e secernenti, e le cellule GN11, che modellano neuroni immaturi capaci di migrare, una fase cruciale nello sviluppo fetale del sistema riproduttivo.

I risultati mostrano che le nanoplastiche attraversano la membrana cellulare e interferiscono con funzioni fondamentali. Nel modello GT1-7 alterano la normale secrezione ormonale; nel modello GN11 riducono la capacità di migrazione. Attraverso tecniche di sequenziamento genico è emerso inoltre che l’esposizione delle cellule GN11 modifica l’espressione di geni chiave per il corretto sviluppo neuronale.

Interazione tra ambiente e genetica

Lo studio non si è limitato all’osservazione in vitro. Incrociando i risultati con dati genetici umani, ottenuti tramite sequenziamento dell’esoma in pazienti con deficit di GnRH, sono state identificate varianti rare del gene NPAS2 in due soggetti con grave ritardo puberale. Un elemento che suggerisce una possibile interazione tra suscettibilità genetica ed esposizione ambientale nel modulare il rischio di disturbi riproduttivi.

“Le cause genetiche note spiegano solo circa metà dei casi di deficit di GnRH”, spiegano Federica Amoruso e Alyssa Paganoni, prime autrici dello studio. Questo lascia spazio all’ipotesi che fattori ambientali, tra cui le nanoplastiche, possano contribuire alla patogenesi.

Secondo Anna Cariboni, coordinatrice della ricerca insieme a Roberto Oleari, le nanoplastiche potrebbero agire come nuovi interferenti endocrini, interferendo con funzioni essenziali dei neuroni GnRH. Si tratta di un’ipotesi che richiede ulteriori verifiche, ma che apre una prospettiva rilevante sul possibile ruolo degli inquinanti emergenti nella salute riproduttiva.

La ricerca aggiunge un tassello importante al dibattito scientifico sull’esposizione cronica a particelle plastiche ultrafini, suggerendo la necessità di approfondire non solo gli effetti sistemici, ma anche quelli mirati su circuiti biologici altamente sensibili come quello che regola pubertà e fertilità.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.