Piogge estreme in aumento: lo studio dell’Università Statale di Milano accende i riflettori sui rischi per territorio e infrastrutture
19/02/2026
Temporali violenti, concentrati in un arco di tempo brevissimo e in aree ristrette, stanno diventando una presenza più frequente in diverse zone d’Italia. Non si tratta di una percezione legata alla cronaca recente, ma di una tendenza documentata da un’analisi scientifica che ricostruisce oltre trent’anni di precipitazioni orarie intense.
A evidenziarlo è uno studio dell’Università degli Studi di Milano, realizzato con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Norwegian Meteorological Institute e RSE S.p.A., finanziato con fondi europei e pubblicato sulla rivista Natural Hazards and Earth System Sciences. La ricerca ha esaminato il periodo 1986-2022, mettendo in luce un incremento significativo degli eventi di pioggia molto intensa in alcune aree della Penisola, soprattutto nei mesi estivi e autunnali.
Eventi quasi raddoppiati in alcune aree del Nord
L’analisi si è basata su dati atmosferici ad alta risoluzione, le cosiddette rianalisi meteorologiche: un sistema che integra osservazioni dirette con modelli numerici fondati sulle più avanzate conoscenze dei processi fisici, permettendo di ricostruire le condizioni del passato con dettaglio orario e una risoluzione spaziale di pochi chilometri.
Applicando un criterio uniforme su aree di circa 50×50 chilometri, i ricercatori hanno individuato gli eventi che superano la media dei massimi annuali di precipitazione oraria registrati in ciascuna zona. Il confronto tra decenni mostra un aumento marcato in diversi territori.
Nelle aree prealpine tra Piemonte e Valle d’Aosta, in Lombardia e in Alto Adige, il numero medio di episodi estremi estivi è passato da circa dieci all’anno negli anni Novanta a oltre venti nel periodo più recente. Un incremento rilevante si osserva anche in autunno lungo alcune fasce costiere della Liguria, del mare Ionio e della Sardegna, dove si è passati da 2-3 eventi annui a valori che superano frequentemente la decina.
Cambiamento climatico e nuove sfide per la resilienza
L’aumento delle piogge intense si inserisce in un quadro più ampio legato al riscaldamento globale. Mari più caldi favoriscono una maggiore evaporazione; l’atmosfera, potendo trattenere più vapore acqueo, dispone di maggiore energia potenziale per generare precipitazioni concentrate e violente. L’effetto combinato di questi fattori contribuisce a rendere più probabili eventi brevi ma estremamente intensi.
Le implicazioni sono concrete: frane, alluvioni improvvise, sovraccarico delle reti di drenaggio urbano e impatti sulle infrastrutture energetiche rappresentano rischi crescenti. Lo studio fornisce indicazioni utili per la protezione civile e per la pianificazione della resilienza delle infrastrutture esistenti e future.
Secondo Francesco Cavalleri, primo autore della ricerca, i risultati aiutano a comprendere meglio gli effetti del cambiamento climatico sulle precipitazioni estreme in Italia e offrono strumenti conoscitivi fondamentali per le politiche di adattamento. Maurizio Maugeri, coordinatore per l’Università Statale di Milano, sottolinea l’importanza di integrare dati osservativi tradizionali e nuove fonti meteo-climatiche come le rianalisi, valorizzandone il potenziale e valutandone con attenzione i limiti.
In un contesto in cui la gestione del rischio idrogeologico diventa sempre più strategica, la qualità dei dati e la loro corretta interpretazione rappresentano un passaggio essenziale per proteggere territori, comunità e sistemi infrastrutturali.