ReData, la scienza partecipativa che restituisce valore ai dati meteorologici del passato
30/03/2026
Ci sono archivi che sembrano appartenere soltanto alla memoria scientifica, ma che in realtà possono ancora incidere in modo diretto sulla comprensione del presente. È il caso dei Bollettini Giornalieri pubblicati dall’Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica tra il dicembre 1879 e l’aprile 1940, una massa documentale immensa che oggi torna accessibile grazie a ReData - Recovery of Data, progetto di Citizen Science promosso dall’Università degli Studi di Milano, dal Politecnico di Milano e da MeteoNetwork. Il lavoro, presentato sulla rivista PLOS Climate, mostra in modo molto concreto quanto il recupero delle fonti storiche possa contribuire a rafforzare la lettura del cambiamento climatico in Italia.
L’elemento più interessante non riguarda soltanto il contenuto dei dati, ma il metodo con cui sono stati riportati alla luce. ReData nasce infatti da una collaborazione costruita fuori dai canali tradizionali del finanziamento della ricerca: una parte decisiva del progetto si regge su attività volontarie, sull’impegno di studenti, ricercatori e cittadini, e su una struttura organizzativa che fa della partecipazione diffusa il proprio punto di forza. In questa impostazione c’è anche un messaggio culturale preciso: la conoscenza scientifica non è un patrimonio chiuso, ma un processo che può essere condiviso, allargato, reso accessibile e alimentato da competenze diverse.
Un archivio di 100.000 pagine trasformato in dati utili alla ricerca
Il progetto si è sviluppato in due fasi principali. Nella prima, un socio volontario di MeteoNetwork ha eseguito la scansione di circa 100.000 pagine dei Bollettini Giornalieri, un lavoro di base tanto silenzioso quanto indispensabile. Nella seconda fase, grazie al contributo di studentesse e studenti degli atenei coinvolti, il materiale digitalizzato è stato caricato sulla piattaforma di Citizen Science Zooniverse, dove è stata predisposta una procedura capace di consentire a volontari provenienti da diversi Paesi di procedere alla digitalizzazione dei dati contenuti nei documenti.
La piattaforma è attiva da 15 mesi e ha già coinvolto 2.500 volontari da tutto il mondo. Il risultato non è soltanto quantitativo. Il valore scientifico del progetto risiede nella possibilità di trasformare documenti storici in informazioni interrogabili, confrontabili e riutilizzabili per l’analisi climatica. Anche il gruppo che si occupa del coordinamento operativo, dello scarico dei dati e della loro elaborazione è in larga misura composto da volontari, mentre docenti e ricercatori partecipano senza un finanziamento esterno specifico. ReData si regge dunque su una forma molto concreta di Terza Missione, dove università e società civile collaborano su un obiettivo di interesse pubblico.
Perché i bollettini storici sono importanti per studiare il clima
Il recupero di questi dati non ha un valore soltanto archivistico. I Bollettini Giornalieri permettono di ricostruire la situazione sinottica su scala quotidiana con una risoluzione che, in assenza di questo patrimonio, sarebbe difficilmente raggiungibile. In termini scientifici, significa poter leggere con maggiore precisione la dinamica atmosferica del passato, verificare eventi estremi, confrontare episodi storici con quelli attuali e migliorare la base conoscitiva utilizzata per interpretare l’evoluzione del clima italiano.
Il coordinatore della ricerca, Maurizio Maugeri, docente del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, sottolinea proprio questo aspetto: il progetto ha mostrato le grandi potenzialità della Citizen Science nel recupero delle informazioni meteorologiche storiche e ha dimostrato come un lavoro capillare di ricostruzione possa restituire un livello di dettaglio finora impensabile. Il punto non è soltanto disporre di più dati, ma disporre di dati migliori, più granulari e più adatti a raccontare con accuratezza episodi che hanno segnato il territorio.
Il caso del settembre 1882 e il valore della ricostruzione storica
Tra gli esempi più significativi emersi dal progetto figura l’episodio del settembre 1882, recentemente discusso proprio su PLOS Climate. In quei giorni il Nord Italia fu colpito da precipitazioni intense e persistenti, con effetti particolarmente gravi tra il 15 e il 17 settembre. Tra Vicenza e Trento furono registrati accumuli eccezionali, con massimi giornalieri che in alcune località non sono più stati raggiunti.
Le conseguenze idrologiche furono devastanti. Le piogge provocarono alluvioni estese in diverse regioni del Nord Est, con il bacino dell’Adige tra i più colpiti e danni rilevanti in città come Trento e Verona. L’evento coinvolse 62 comuni e circa 138.000 persone, assumendo una rilevanza nazionale anche sotto il profilo delle politiche di gestione del rischio idraulico e della pianificazione territoriale.
Proprio in casi come questo si misura l’utilità del progetto. Le carte sinottiche contenute nei Bollettini e i dati recuperati consentono infatti una rappresentazione molto più precisa dell’evento. Senza questo materiale non sarebbe stato possibile ricostruire in modo corretto il marcato minimo di pressione sul Nord Italia associato a quelle precipitazioni. Le mappe e i dati dei Bollettini riescono invece a restituire con chiarezza la circolazione atmosferica dei tre giorni analizzati, mettendo in luce le dinamiche che hanno prodotto un episodio così estremo.
È qui che il valore di ReData appare in tutta la sua evidenza. Recuperare il passato non significa guardare indietro per semplice interesse storico, ma costruire strumenti migliori per leggere il presente e orientare il futuro. Quando una fonte antica torna a parlare con precisione scientifica, anche la comprensione del rischio climatico acquista profondità, contesto e affidabilità.
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to