Trapianti in Lombardia, 16 interventi in 72 ore: marzo 2026 segna una tre giorni senza precedenti
06/04/2026
La rete trapianti della Lombardia archivia una delle operazioni più intense e significative della sua storia recente, confermando una capacità organizzativa che continua a distinguersi anche nel panorama internazionale. Nel mese di marzo 2026, in un arco di appena 72 ore, il sistema regionale ha gestito 7 donatori multiorgano e 2 multitessuto, consentendo di eseguire 16 trapianti e offrendo una nuova prospettiva di cura a pazienti in lista d’attesa. Un risultato che fotografa l’efficienza di una macchina sanitaria complessa, chiamata a operare con precisione assoluta, tempi strettissimi e un livello di coordinamento che coinvolge professionisti, reparti e strutture distribuite su tutto il territorio.
L’attività è stata coordinata dal Coordinamento Regionale di Procurement di AREU e dalla SC Trapianti Lombardia NITp, con il supporto di numerosi ospedali lombardi e con il contributo determinante degli ECMO team mobili, impiegati nelle situazioni cliniche più delicate. La densità degli interventi, la rapidità delle procedure e la varietà degli organi e dei tessuti prelevati rendono questa tre giorni un passaggio particolarmente rilevante per la sanità regionale, anche perché segna l’avanzamento di tecniche e protocolli che fino a poco tempo fa erano confinati a un numero limitato di centri altamente specializzati.
Le prime volte di Busto Arsizio e Sondrio segnano un passaggio storico
Tra i dati che rendono eccezionale questa fase operativa spiccano due risultati destinati a lasciare un segno nella storia della rete trapiantologica lombarda. All’Ospedale di Busto Arsizio, nell’ASST Valle Olona, è stato effettuato il primo prelievo e trapianto di polmoni da donatore a cuore fermo non controllato. Si tratta di un traguardo di grande rilievo clinico e organizzativo, perché richiede competenze molto avanzate, tecnologie adeguate e una perfetta sincronizzazione tra i team coinvolti.
Un altro passaggio di forte valore simbolico e sanitario riguarda l’Ospedale di Sondrio, dove è stata eseguita la prima donazione a cuore fermo controllata nella storia della struttura. L’intervento è stato possibile grazie al supporto del team mobile dell’ASST Niguarda e rappresenta uno sviluppo importante nella diffusione capillare delle tecniche più evolute anche al di fuori dei grandi poli ospedalieri metropolitani. È proprio questo uno degli aspetti più significativi emersi dall’operazione di marzo: l’eccellenza non appare più concentrata in pochi centri, ma si distribuisce in modo sempre più esteso lungo l’intera rete regionale.
Le attività hanno interessato, oltre a Sondrio e Busto Arsizio, anche l’Ospedale San Paolo di Milano, Varese, Brescia, Cremona, Bergamo e Lodi, in un lavoro corale che ha richiesto continuità operativa, rapidità decisionale e grande tenuta professionale.
Organi, tessuti e cornee: una rete capillare che coinvolge tutta la regione
Il dettaglio delle donazioni restituisce con chiarezza la portata dell’intervento. All’Ospedale di Lodi sono stati prelevati cuore, fegato, pancreas, reni, oltre a cornee e tessuti muscolo-scheletrici. A Busto Arsizio, accanto al risultato storico sui polmoni, sono stati donati cornee, tessuti vascolari, muscolo-scheletrici e cute. A Sondrio il primo caso di donazione a cuore fermo ha consentito il prelievo di fegato e reni, mentre a Varese, sempre grazie alla tecnica DCD, sono stati prelevati fegato, reni e cornee.
All’Ospedale San Paolo di Milano la donazione a cuore fermo ha reso possibile il prelievo di reni, cornee e cute. A Cremona sono stati prelevati fegato, reni e cornee; al Papa Giovanni XXIII di Bergamo fegato e cornee; agli Spedali Civili di Brescia cornee, tessuti vascolari, muscolo-scheletrici e cute. A completare il quadro, la rete ha registrato anche 36 ulteriori donazioni di sole cornee distribuite sul territorio.
Questi numeri aiutano a comprendere quanto il sistema dei trapianti e delle donazioni non si esaurisca negli interventi più visibili. Accanto agli organi, il prelievo di tessuti ha infatti un impatto molto ampio sulla qualità della vita di numerosi pazienti, spesso lontano dai riflettori ma decisivo in termini terapeutici, chirurgici e riabilitativi.
Obiettivo 36 donatori per milione entro fine 2026
La Lombardia guarda ora a un obiettivo preciso: raggiungere entro la fine del 2026 quota 36 donatori per milione di abitanti, rispetto ai 20 registrati nel 2021. Un traguardo ambizioso, che poggia sul rafforzamento dei programmi DCD, cioè la donazione a cuore fermo, e su una rete capace di presidiare 100 ospedali. La crescita del sistema si misura proprio nella possibilità di estendere procedure complesse a un numero sempre maggiore di strutture, rendendo più reattivo e omogeneo il modello organizzativo regionale.
In questo percorso assume un ruolo importante anche il lavoro delle banche dei tessuti. La cute prelevata durante queste attività, per esempio, è risultata determinante per ripristinare le scorte dopo l’emergenza ustionati collegata alla recente tragedia di Crans-Montana. È un passaggio che evidenzia quanto il sistema della donazione sia intrecciato con la capacità di risposta sanitaria anche nelle situazioni straordinarie e nelle emergenze che mettono sotto pressione ospedali e reparti specialistici.
Regione Lombardia sta inoltre realizzando presso l’Ospedale Niguarda la Banca Regionale dei Tessuti, destinata a diventare un modello di riferimento nazionale. Il progetto si inserisce in una strategia più ampia che punta a consolidare l’autosufficienza, migliorare la gestione delle risorse biologiche e garantire una disponibilità più efficiente dei tessuti per le esigenze cliniche future.
Bertolaso: programmazione rigorosa e una rete senza eguali
Nel commentare la tre giorni operativa, l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Guido Bertolaso ha parlato di un risultato che nasce da una programmazione rigorosa e dal lavoro di una rete di professionisti di altissimo livello. L’esecuzione di 16 trapianti in sole 72 ore, insieme ai numerosi innesti di tessuti che avranno effetti nei prossimi mesi, viene letta dalla Regione come la dimostrazione più concreta della maturità raggiunta dal sistema lombardo.
Bertolaso ha anche sottolineato il valore dei risultati ottenuti a Sondrio e Busto Arsizio, indicando in questi due casi la prova di un’eccellenza diffusa e non limitata ai grandi ospedali metropolitani. Il ringraziamento finale è andato alle famiglie dei donatori, il cui consenso in momenti di dolore estremo rende possibile un’attività sanitaria che restituisce possibilità di vita, cura e recupero a molte altre persone. È un richiamo essenziale, perché dietro la dimensione tecnica e organizzativa dei trapianti resta sempre una componente umana profondissima, fatta di scelte difficili, responsabilità mediche e gesti di straordinaria generosità.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to