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Tumore delle corde vocali, scoperto il meccanismo che rende le cellule più invasive

06/04/2026

Tumore delle corde vocali, scoperto il meccanismo che rende le cellule più invasive

Un passaggio invisibile, ma decisivo, capace di cambiare il comportamento di un tumore e la sua capacità di diffondersi nell’organismo. È quanto emerge da uno studio condotto dall’IFOM e dal Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia della Statale di Milano, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Advanced Science. I ricercatori hanno individuato, per la prima volta, un programma molecolare che trasforma i tessuti tumorali da uno stato compatto e stabile a una condizione più fluida e mobile, favorendo così l’invasività del cancro delle corde vocali.

La scoperta riguarda uno dei passaggi più delicati nella progressione dei tumori epiteliali, tra cui i carcinomi squamocellulari. Si tratta del momento in cui le cellule maligne acquisiscono la capacità di muoversi, invadere i tessuti circostanti e, nei casi più avanzati, generare metastasi. Comprendere come questo cambiamento avvenga a livello molecolare rappresenta un passo rilevante per individuare nuove strategie terapeutiche.

Da tessuto “bloccato” a sistema fluido: il cambio di stato

In condizioni normali, i tessuti epiteliali si presentano in uno stato definito “solido”, in cui le cellule sono strettamente aderenti tra loro e difficilmente mobili. Questo assetto, paragonabile a un traffico bloccato, svolge una funzione protettiva perché limita la diffusione delle cellule tumorali. Per diventare invasive, le cellule devono superare questa barriera e passare a uno stato più dinamico, definito “fluido”, che consente movimenti coordinati e collettivi.

Il gruppo di ricerca guidato da Giorgio Scita ha dimostrato che questa trasformazione non è una semplice risposta passiva alle sollecitazioni meccaniche cui i tessuti sono sottoposti, ma il risultato di un vero e proprio programma molecolare attivo. Un elemento che introduce un livello di controllo biologico finora non chiarito in questo ambito.

Le cellule del nostro corpo sono infatti costantemente esposte a forze fisiche legate a funzioni vitali come la respirazione o la fonazione. Nei tessuti sani queste sollecitazioni vengono assorbite senza alterare l’integrità strutturale. Nei tumori, invece, possono contribuire a innescare cambiamenti che favoriscono la progressione della malattia.

Il ruolo delle connessine e dei fattori di crescita

Al centro della scoperta vi è l’azione di alcuni fattori di crescita, in particolare EGF e AREG, molecole già note per essere coinvolte nei processi di proliferazione cellulare e spesso presenti in quantità elevate nei tumori. Secondo quanto emerso dallo studio, questi fattori agiscono come un interruttore biologico, attivando la produzione di specifiche proteine chiamate connessine, in particolare Cx26 e Cx31.

Le connessine formano delle strutture note come gap junction, veri e propri canali di comunicazione tra cellule adiacenti. Quando queste strutture aumentano, le cellule iniziano a scambiarsi fluidi in modo sincronizzato, dando origine a oscillazioni di volume coordinate. Questo comportamento collettivo modifica le proprietà fisiche del tessuto, rendendolo più flessibile e capace di muoversi.

Gli esperimenti condotti in laboratorio su diverse tipologie cellulari, comprese cellule di carcinoma delle corde vocali, hanno mostrato che l’eliminazione o l’inibizione delle connessine blocca questo processo, impedendo il passaggio allo stato invasivo. Un risultato ottenuto anche grazie all’impiego di tecniche avanzate come l’editing genetico con CRISPR-Cas9 e sistemi di imaging in tempo reale.

Prospettive cliniche e nuovi scenari terapeutici

L’analisi di dati clinici ha evidenziato inoltre un legame tra l’elevata espressione della connessina Cx26 e una ridotta sopravvivenza nei pazienti affetti da diversi tipi di carcinoma. Nel caso specifico dei tumori delle corde vocali, le cellule mostrano livelli particolarmente alti di queste proteine anche in assenza di stimoli esterni, insieme a una marcata capacità di movimento.

Un elemento che apre a possibili sviluppi terapeutici. Esistono infatti già inibitori delle connessine, e il gruppo di ricerca intende approfondire il loro potenziale utilizzo in studi futuri, con l’obiettivo di verificare se il blocco di questo meccanismo possa rallentare o limitare la diffusione tumorale.

Il lavoro, sostenuto da AIRC attraverso un programma “5 per mille” e dall’Unione europea con un progetto ERC-Synergy, rappresenta un avanzamento nella comprensione delle dinamiche fisiche e molecolari che regolano il comportamento dei tumori. Un contributo che, pur rimanendo nel campo della ricerca di base, offre indicazioni concrete per lo sviluppo di approcci più mirati nel trattamento delle forme più aggressive di cancro.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to