Vimodrone, la bonifica dell’Area Nova–Elfe entra nel vivo: fondi PNRR e lavori fino al 2026
14/01/2026
A Vimodrone, nell’area nota come Nova–Elfe–Ex Discarica ECA, i cantieri di risanamento stanno passando dalla fase preparatoria a quella strutturale. Il sopralluogo dell’assessore regionale all’Ambiente e Clima Giorgio Maione, svolto insieme al sindaco Dario Veneroni, fotografa un intervento che prova a chiudere una partita rimasta aperta per decenni: mettere in sicurezza in modo definitivo un ex sito di conferimento e colmata, collocato nel perimetro del Plis Parco Est delle Cave, con criticità ambientali accertate e un percorso amministrativo lungo.
L’area, un’ex cava di materiali inerti trasformata in discarica tra gli anni Quaranta e Ottanta, rientra nella categoria dei “siti orfani”, cioè quei luoghi contaminati dove non è possibile individuare un responsabile della contaminazione, oppure dove il soggetto individuato non è in grado o non intende sostenere i costi del recupero. In questa definizione finiscono anche bonifiche avviate e mai concluse, spesso con proprietari o enti locali che si trovano, di fatto, a gestire un problema senza un interlocutore solido dall’altra parte.
Che cosa significa “sito orfano” e perché pesa sui Comuni
La parola “orfano” non è un’etichetta giornalistica: è un modo per descrivere una situazione in cui l’inerzia produce danni ulteriori, perché ogni rinvio allunga i tempi e rende più costoso intervenire. Nel caso di Vimodrone, il Comune sollecita da anni misure di ripristino. Il sindaco ricorda che già negli anni Ottanta l’area necessitava di interventi ambientali; l’ordinanza che intimava alle proprietà di procedere con la bonifica risale al 2001. A fronte dell’inadempienza, l’amministrazione ha avviato l’immissione in possesso temporanea dell’area nell’ottobre 2024, conclusa nei primi mesi del 2025: un passaggio significativo, perché testimonia come, in assenza di risposte, i Comuni siano spesso costretti a muoversi su un terreno complesso, fatto di responsabilità, contenziosi e tutela della salute pubblica.
I numeri del cantiere: 85.000 metri quadri e oltre 10,5 milioni di euro
Il progetto in corso è un intervento di messa in sicurezza permanente su oltre 85.000 metri quadrati, dove è stata accertata la presenza di metalli pesanti, idrocarburi, xileni e composti organo-clorurati. L’operazione è inserita nella misura M2C4 del PNRR e ha un valore complessivo di 10.539.628 euro: circa 7,9 milioni arrivano dai fondi PNRR, mentre 2.585.653 euro sono stanziati direttamente da Regione Lombardia come integrazione.
Il cantiere di Vimodrone si colloca dentro un quadro più ampio: il piano regionale per i siti orfani prevede 65 milioni di euro per il recupero di 16 aree in Lombardia, con 51,5 milioni di risorse PNRR e oltre 13,3 milioni di fondi regionali. Numeri che restituiscono la scala del problema e, allo stesso tempo, la posta in gioco: senza un’accelerazione, i “siti orfani” rischiano di restare a lungo spazi interdetti o marginali, con un costo ambientale e sociale che si accumula silenziosamente.
Dal taglio della vegetazione alle barriere: cosa si sta facendo adesso
Sul piano operativo, sono già state completate le attività di sfalcio e la rimozione dei rifiuti superficiali. È iniziata la rimodellazione della superficie, passaggio che prepara le fasi successive: la posa di una membrana in geotessile, pensata per isolare le sorgenti di contaminazione, e la realizzazione del sistema di drenaggio delle acque meteoriche. In un intervento di messa in sicurezza permanente, la gestione dell’acqua piovana non è un dettaglio: è uno dei punti che determinano l’efficacia della barriera nel tempo, perché limita la percolazione e il trasporto degli inquinanti.
Per la gestione dell’appalto, ARIA S.p.A. (Azienda Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti) svolge il ruolo di stazione appaltante per Regione Lombardia. La conclusione delle opere è prevista per la fine del 2026, con un obiettivo dichiarato: rispettare i target europei legati al PNRR.
Le dichiarazioni istituzionali insistono su un concetto comune: non fermarsi alla messa in sicurezza come semplice “tappo” del problema, ma trasformare un’area compromessa in uno spazio recuperato e destinabile a funzioni pubbliche. È una prospettiva che, a Vimodrone, si intreccia con la storia locale: una bonifica attesa, discussa, rimandata, che adesso sta entrando nella fase in cui i lavori diventano visibili e misurabili.