Milano, addio al lavoro d’ufficio: cresce la scelta neo-artigianale
02/09/2026
Lasciare il lavoro d’ufficio per dedicarsi alla panificazione, alla rilegatura di libri, alla produzione di vino, caffè o altri mestieri manuali non risponde necessariamente alla ricerca di guadagni maggiori. Dietro queste scelte emergono soprattutto motivazioni legate al significato attribuito al lavoro, all’identità personale e alla ricerca di attività percepite come più concrete. È uno dei principali risultati di CRAFTWORK, progetto europeo coordinato dall’Università Statale di Milano, che sarà al centro dell’evento conclusivo “Il futuro del lavoro”, in programma il 3 e 4 settembre presso la Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali.
Settantotto interviste per studiare il ritorno ai mestieri manuali
CRAFTWORK, finanziato attraverso un ERC Starting Grant 2020 e coordinato da Alessandro Gandini, docente del dipartimento di Scienze sociali e politiche della Statale, ha studiato per cinque anni la diffusione delle attività neo-artigianali nelle economie avanzate.
L’indagine qualitativa è stata preceduta da un lavoro di mappatura e ha coinvolto 78 persone. In 44 casi gli intervistati provenivano precedentemente da un impiego d’ufficio. Secondo quanto emerso dalla ricerca, il passaggio verso un’attività maggiormente materiale viene spesso interpretato come una scelta capace di restituire valore e senso alla propria esperienza professionale.
Gli altri partecipanti avevano invece seguito percorsi educativi e professionali differenti che li avevano condotti verso l’artigianato contemporaneo. Tra gli esempi raccolti dal gruppo di ricerca figura quello di una donna danese che, dopo aver studiato fisioterapia, ha scelto di dedicarsi alla rilegatura di libri antichi.
Esperienze raccolte in una ventina di Paesi europei
Il progetto non si è concentrato su una singola area geografica. Partendo dalla limitata disponibilità di studi europei sul fenomeno, i ricercatori hanno raccolto esperienze provenienti da circa venti Paesi.
L’Italia presenta, secondo Gandini, condizioni particolarmente favorevoli alla diffusione del neo-artigianato grazie alla presenza di una tradizione produttiva radicata e alla contemporanea insoddisfazione che può accompagnare alcune forme di lavoro. Le caratteristiche cambiano comunque tra i diversi contesti nazionali, anche perché la stessa definizione di artigianato assume significati differenti.
Il settore nel quale il gruppo ha individuato la maggiore presenza di neo-artigiani è quello alimentare. Tra le attività ricorrenti compaiono produzione di caffè, vino, pane e alimenti fermentati.
Pandemia e dimissioni hanno accelerato una trasformazione già avviata
Una parte importante del progetto si è sviluppata durante la pandemia di Covid-19. Secondo Gandini, il cambiamento nel rapporto tra classe media e lavoro d’ufficio era già in corso, ma la crisi sanitaria ha accelerato fenomeni come le Grandi dimissioni e il cosiddetto quiet quitting.
CRAFTWORK ha cercato quindi di comprendere se il ritorno verso mestieri manuali rappresentasse una tendenza temporanea oppure una trasformazione più profonda del rapporto tra professione e identità.
Dai risultati emerge una generazione composta prevalentemente da millennial che, dopo aver iniziato una determinata carriera, decide di riorientare il proprio percorso verso attività caratterizzate da una componente produttiva più tangibile. Molti dispongono di uno spazio fisico nel quale lavorano, talvolta aperto direttamente al pubblico.
Social e piattaforme diventano parte del lavoro artigianale
Il ritorno alla produzione manuale non comporta però un allontanamento dalla tecnologia. Al contrario, piattaforme digitali e social network svolgono un ruolo centrale nella costruzione delle comunità professionali e nella possibilità di raggiungere clienti e altri lavoratori.
Secondo la ricerca, la dimensione online va oltre la semplice promozione commerciale: fotografia, racconto dei processi produttivi e contenuti digitali contribuiscono alla stessa identità professionale dei neo-artigiani. Questo fenomeno è particolarmente visibile nel settore alimentare, dove mostrare tecniche, materie prime e fasi della produzione diventa parte dell’esperienza offerta al pubblico.
Il 3 e 4 settembre il confronto sul futuro del lavoro
I risultati saranno discussi nelle due giornate dell’evento conclusivo alla Statale di Milano. Workshop e tavoli di confronto riuniranno studiose e studiosi provenienti da discipline differenti per analizzare le trasformazioni del lavoro tra tecnologia, cultura e nuove forme di occupazione.
Il progetto apre inoltre una nuova domanda destinata a entrare nelle successive attività di ricerca: quale ruolo avrà l’intelligenza artificiale nell’evoluzione del lavoro. Nel marzo 2027 è prevista anche la pubblicazione del volume di Alessandro Gandini “Gentrified Labour. Meaningful Work After the Middle Class”, dedicato ai risultati maturati durante CRAFTWORK.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.