Studenti della Statale in Kenya: laboratorio nella foresta Mau
06/05/2026
Due settimane di ricerca sul campo nella foresta Mau, in Kenya, hanno portato studentesse e studenti dell’Università degli Studi di Milano a confrontarsi direttamente con deforestazione, conservazione ambientale, agricoltura intensiva e trasformazioni sociali legate allo sfruttamento delle risorse. L’esperienza è stata raccontata su La Statale News, in un diario firmato dagli studenti del corso di laurea in “Geografia, Ambiente, Territorio” e pubblicato il 4 maggio 2026.
Il laboratorio, intitolato “La cooperazione internazionale in campo ambientale: la foresta Mau (Kenya)”, è organizzato con cadenza biennale dal 2020 nell’ambito delle attività formative del corso. L’iniziativa è coordinata da Valerio Bini, docente di Geografia del dipartimento di Beni culturali e ambientali, e coinvolge circa dieci studenti in un soggiorno di ricerca nella zona centrale del Kenya. Nell’edizione raccontata dagli studenti, il viaggio si è svolto con i docenti Valerio Bini e Giorgio Pilotti.
Deforestazione, piantagioni e biodiversità al centro del laboratorio
La foresta Mau è stata il punto di osservazione principale per leggere alcune delle questioni socio-ambientali che attraversano il Kenya contemporaneo. Gli studenti hanno analizzato gli effetti della deforestazione, i conflitti legati alla conservazione della natura, le iniziative di riforestazione e l’impatto di diverse forme di produzione agricola, dalle piantagioni di tè alla floricoltura destinata all’esportazione verso l’Unione europea.
Nel diario viene dato spazio anche al tema delle specie vegetali introdotte dall’esterno, con particolare riferimento all’eucalipto, importato dall’Australia durante il periodo coloniale britannico per lo sfruttamento del legname. La distinzione tra piante indigene ed esotiche è diventata uno degli elementi chiave del lavoro sul campo, perché permette di osservare come alcune specie possano modificare gli equilibri locali e incidere sulla biodiversità.
L’incontro con la comunità Ogiek e il nodo della conservazione
Una parte rilevante dell’esperienza ha riguardato la visita nella sezione di Ndoinet della foresta Mau, dove gli studenti hanno osservato il rapporto complesso tra area protetta, terreni agricoli e popolazioni locali. La presenza di una recinzione elettrificata, pensata per separare la foresta dai campi coltivati, ha permesso al gruppo di discutere il modello di conservazione definito “a fortezza”, basato sull’esclusione delle attività umane dagli spazi naturali protetti.
Il viaggio ha incluso anche l’incontro con la comunità Ogiek nella località di Mariashoni. Gli studenti hanno ascoltato testimonianze legate agli sgomberi, alla perdita delle abitazioni e al cambiamento degli stili di vita della popolazione, passata in molti casi da pratiche di caccia e raccolta ad attività agricole. Nel racconto emerge il peso delle politiche di conservazione e delle eredità coloniali nella costruzione degli attuali equilibri sociali e ambientali.
La geografia come esperienza diretta del territorio
Il diario restituisce il valore formativo di un laboratorio che sposta la geografia fuori dall’aula e la mette alla prova nei luoghi in cui ambiente, economia e società si intrecciano. Gli studenti hanno visitato piantagioni di tè, aree forestali, zone rurali e insediamenti urbani, fino a Kibera, la grande baraccopoli di Nairobi, descritta come uno dei passaggi più forti dell’esperienza.
Il percorso ha permesso al gruppo di osservare il ruolo dell’economia kenyota nell’esportazione di materie prime e prodotti agricoli, con particolare attenzione al tè, alla floricoltura e alle coltivazioni legate ai biocarburanti. Nel racconto degli studenti, la ricerca sul campo diventa uno strumento per comprendere le disuguaglianze tra Nord e Sud globale, ma anche per riflettere sul valore dell’istruzione, della formazione universitaria e della lettura critica del territorio.
L’articolo pubblicato da La Statale News è firmato da Adamo Lorellai, Emanuela Beacco, Martina Dell’Orto, Ludovica Mazza, Filippo Miorini, Giada Montrasio, Silvia Pozzi, Simone Ronchetti, Carolina Tosi e Francesco Viggiani. Il racconto si inserisce nelle attività di didattica e formazione dell’Università Statale di Milano e mostra come l’esperienza diretta possa diventare parte integrante dello studio della geografia, soprattutto quando il territorio osservato concentra tensioni ambientali, economiche e sociali di rilievo internazionale.
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