Consumi in crescita dell’1,2%, Sangalli: spinta al Pil italiano
07/08/2026
I consumi delle famiglie sono tornati a crescere e potrebbero aumentare dell’1,2% nel 2026, contribuendo a portare la crescita del Pil italiano oltre l’1%. È il quadro tracciato dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli nell’intervista pubblicata il 7 agosto da Il Sole 24 Ore. Pur in uno scenario internazionale segnato da tensioni geopolitiche, conflitti e possibili ricadute sull’inflazione, Sangalli descrive un’economia italiana capace di mantenere una significativa capacità di tenuta, sostenuta dalla domanda interna, dal turismo, dai servizi e dall’andamento dell’occupazione. :contentReference[oaicite:0]{index=0}
Pil verso l’1,1% e consumi oltre i livelli pre-Covid
Secondo il presidente di Confcommercio, le indicazioni provenienti dall’economia reale mostrano segnali positivi. La crescita del Pil, stimata inizialmente attorno allo 0,9%, potrebbe arrivare prudenzialmente fino all’1,1%, mentre per i consumi l’attesa è di un incremento dell’1,2%.
Nell’intervista viene richiamata anche la ripresa della spesa reale pro capite. Nei primi cinque mesi del 2026 il valore avrebbe raggiunto 23.261 euro su base annualizzata, superando i livelli precedenti alla pandemia e avvicinandosi ai valori più elevati registrati nel passato. Il recupero è accompagnato, secondo Sangalli, da un andamento favorevole dell’occupazione e dei redditi. :contentReference[oaicite:1]{index=1}
Il presidente di Confcommercio individua nella domanda interna uno dei principali fattori capaci di sostenere l’economia. Turismo e servizi continuano ad avere un peso rilevante, mentre il terziario di mercato viene indicato come uno dei motori dell’occupazione e della capacità di spesa delle famiglie.
Meno tasse e burocrazia per rendere la crescita più stabile
Per Sangalli i dati positivi devono però essere trasformati in una fase di crescita più robusta e duratura. Tra le priorità indicate figurano una riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese, meno burocrazia, costi energetici competitivi e maggiori investimenti.
Confcommercio chiede inoltre che le politiche economiche riconoscano maggiormente il ruolo del terziario di mercato, considerato centrale sia per la domanda interna sia per l’occupazione. L’obiettivo è evitare che il miglioramento attuale resti limitato a una fase congiunturale, creando invece le condizioni per consolidare consumi, redditi e investimenti.
Restano sullo sfondo le incognite internazionali. Sangalli richiama i rischi legati ai conflitti e alla geopolitica, che potrebbero avere nuovi effetti sui prezzi e sull’inflazione, ma sottolinea come l’economia italiana abbia finora mostrato capacità di adattamento.
Contratti, obiettivo accordo quadro entro l’autunno
Un altro tema centrale dell’intervista riguarda il confronto tra organizzazioni datoriali e sindacati sulla rappresentanza e sulla contrattazione collettiva. Il tavolo è stato avviato il 29 luglio con l’obiettivo di definire un percorso comune e arrivare, possibilmente entro settembre o comunque nel corso dell’autunno, a un accordo quadro.
Secondo Sangalli, la scelta delle parti sociali di affrontare autonomamente la materia può rafforzare il ruolo delle organizzazioni rappresentative e creare regole condivise per la successiva stagione dei rinnovi contrattuali. Il percorso arriva dopo la decisione del Governo di lasciare spazio al confronto diretto tra imprese e sindacati.
Il lavoro sulla rappresentanza è stato preceduto dall’accordo raggiunto il 10 luglio tra 14 organizzazioni datoriali sui principi per misurare la rappresentatività delle associazioni imprenditoriali. Per Sangalli si tratta di un passaggio utile a individuare con criteri verificabili quali contratti siano realmente espressione dei settori e delle categorie rappresentate. :contentReference[oaicite:2]{index=2}
Dumping contrattuale, salari fino a 8mila euro più bassi
Il confronto dovrebbe contribuire anche a contrastare il fenomeno dei cosiddetti contratti pirata e del dumping contrattuale. Secondo i dati richiamati nell’intervista, queste forme di concorrenza possono penalizzare i lavoratori con salari inferiori fino a 8mila euro l’anno e minori tutele.
Le conseguenze riguarderebbero anche le aziende che applicano contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, costrette a confrontarsi con operatori che sostengono costi inferiori. A ciò si aggiungerebbe un effetto sui conti pubblici: Sangalli quantifica in circa 560 milioni di euro l’anno il mancato gettito contributivo e fiscale collegato al fenomeno. :contentReference[oaicite:3]{index=3}
Per Confcommercio, il nuovo accordo tra le parti sociali dovrebbe quindi rafforzare autonomia della rappresentanza, qualità della contrattazione e tutela della concorrenza corretta tra imprese, accompagnando una fase economica nella quale la ripresa dei consumi può offrire un contributo significativo alla crescita nazionale.
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