Milano, antinfiammatori attivati dalla luce: nuova ricerca
13/07/2026
Una nuova classe di molecole antinfiammatorie capaci di essere attivate e regolate attraverso la luce è stata sviluppata da un gruppo internazionale di ricercatori, con il contributo dell’Università Statale di Milano e dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il sistema permette di controllare l’azione del composto nello spazio e nel tempo, concentrandone gli effetti nella zona interessata e limitando l’esposizione degli altri tessuti. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul Journal of the American Chemical Society.
Il farmaco può essere attivato nel punto da trattare
Le molecole progettate dagli studiosi sono fotoregolabili: la loro attività cambia quando vengono esposte a una determinata sorgente luminosa. Questo meccanismo consente, almeno in prospettiva, di mantenere il farmaco inattivo durante il percorso nell’organismo e di attivarlo soltanto nel distretto in cui è presente il processo infiammatorio.
Il controllo mediante luce permetterebbe inoltre di stabilire per quanto tempo mantenere attiva la molecola. La terapia potrebbe quindi essere modulata in base alle necessità del paziente, intervenendo con maggiore precisione sia sull’area da trattare sia sulla durata dell’effetto farmacologico.
La ricerca punta a superare uno dei principali limiti dei trattamenti sistemici. Quando un antinfiammatorio viene assunto per via tradizionale, infatti, il principio attivo può raggiungere anche organi e tessuti che non richiedono il trattamento. Una distribuzione ampia può aumentare il rischio di reazioni indesiderate, soprattutto nei pazienti sottoposti a terapie prolungate.
La fotofarmacologia apre la strada a terapie più selettive
Lo studio si colloca nel settore della fotofarmacologia, ambito di ricerca che combina chimica farmaceutica, biologia e tecnologie ottiche per realizzare medicinali controllabili attraverso la luce. L’obiettivo è rendere l’azione terapeutica più selettiva, evitando che il farmaco rimanga attivo in modo uniforme in tutto l’organismo.
Le possibili applicazioni riguardano numerose condizioni nelle quali l’infiammazione svolge un ruolo rilevante. La capacità di concentrare l’attività in un’area circoscritta potrebbe risultare utile nei disturbi localizzati, nei trattamenti ripetuti e nelle patologie in cui occorre bilanciare con attenzione efficacia terapeutica e tollerabilità.
Prima di un eventuale impiego clinico sarà necessario verificare il comportamento delle molecole in modelli biologici complessi, la loro sicurezza, la stabilità e la capacità della luce di raggiungere con precisione i tessuti interessati. La profondità dell’area da trattare e la scelta della lunghezza d’onda rappresentano aspetti centrali per lo sviluppo della tecnologia.
Il contributo delle università di Milano e Napoli
La partecipazione della Statale di Milano e della Federico II di Napoli conferma il ruolo degli atenei italiani all’interno di una collaborazione scientifica internazionale. Il lavoro ha portato alla progettazione di composti il cui effetto antinfiammatorio può essere regolato esternamente, offrendo una base sperimentale per la realizzazione di farmaci utilizzabili con maggiore controllo.
La pubblicazione sulla rivista della American Chemical Society documenta i risultati raggiunti sul piano molecolare. Le prossime fasi della ricerca dovranno chiarire in quali condizioni questa strategia potrà essere trasformata in un trattamento applicabile ai pazienti e quali patologie potranno beneficiare maggiormente dell’attivazione luminosa.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to