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Filippo Marta, dall’Accademia Scala alle Olimpiadi Milano-Cortina

28/05/2026

Filippo Marta, dall’Accademia Scala alle Olimpiadi Milano-Cortina
Foto www.accademialascala.it

Filippo Marta, scenografo multimediale milanese ed ex allievo dell’Accademia Teatro alla Scala, ha portato il proprio lavoro dalle aule di formazione alle scenografie animate di “Che tempo che fa”, fino alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. A meno di trent’anni, il suo percorso racconta una traiettoria professionale costruita tra fotografia, video, teatro, televisione e grandi eventi internazionali.

Dalla Scala alla scena multimediale

Nato a Milano, Marta ha incontrato molto presto il mondo dello spettacolo attraverso la musica e la lirica. La Scala, frequentata da bambino grazie alla madre, è diventata per lui un luogo di riferimento prima ancora che uno spazio di formazione. Dopo gli studi di fotografia, la scelta dell’Accademia Teatro alla Scala gli ha permesso di unire immagini, musica e lavoro professionale in un contesto capace di mettere gli studenti a contatto diretto con il mestiere.

Il suo percorso nasce nel Corso di Foto, Video e New Media, oggi Triennio in Multimedia per le Performing Arts. Di quegli anni, Marta conserva soprattutto il ricordo degli incontri con i docenti e con personalità diverse per approccio, linguaggio e metodo. Tra i nomi citati figurano Maurizio Buscarino, Corrado Crisciani, Laura Ferrari, Filippo Toppi e Rudy Amisano, figure che hanno contribuito a formare uno sguardo prima ancora che una tecnica.

La svolta con il video applicato al teatro

Il momento decisivo è arrivato durante una lezione di fine anno con Vinicio Bordin, dedicata al video applicato al teatro non come semplice documentazione, ma come forma espressiva autonoma. Davanti a quei lavori, Marta ha compreso quale direzione imprimere alla propria carriera. Dopo l’Accademia ha approfondito software, tecniche e linguaggi legati alla scena digitale, fino ad avviare una collaborazione professionale proprio nello studio di Bordin.

Per circa cinque anni ha lavorato in uno studio di design con una forte identità artistica, assumendo responsabilità crescenti e confrontandosi con clienti e progetti diversi. Quella fase gli ha consentito di consolidare il mestiere, prima di cercare nuovi spazi e misurarsi con realtà più ampie, dalla televisione agli eventi dal vivo.

Televisione, grandi eventi e il ritorno simbolico

Da tre anni Marta lavora alle scenografie animate di “Che tempo che fa”, trasmissione televisiva in diretta ogni domenica. Un ambiente che gli ha imposto ritmi molto più rapidi rispetto a quelli delle installazioni museali, dei progetti culturali o delle cerimonie, dove la lavorazione può durare mesi. La televisione, racconta, lo ha abituato ad andare all’essenziale, a togliere il superfluo e a costruire immagini efficaci in tempi stretti.

Nel suo curriculum figurano anche collaborazioni internazionali, tra cui progetti in Arabia Saudita, e la cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. In quell’occasione Marta ha animato il palcoscenico insieme a Roberto Bolle, étoile che aveva incontrato per la prima volta proprio durante gli anni in Accademia. Un passaggio che, nella sua storia personale e professionale, assume il valore di un ritorno alle origini.

Formazione, insegnamento e nuovi progetti

L’esperienza all’Accademia gli ha lasciato una lezione che continua a orientare il lavoro quotidiano: la cura dello sguardo. La fotografia di scena, spiega Marta, insegna a documentare senza alterare, a cogliere qualcosa di delicato senza sovrapporsi troppo all’oggetto osservato. Una sensibilità che oggi porta nelle scenografie multimediali e che i clienti percepiscono come valore aggiunto.

Dal 2020 Marta insegna anche in diverse scuole, attività nata quasi per caso e diventata parte stabile del suo percorso. L’obiettivo è far crescere persone e competenze, costruendo nel tempo un gruppo di lavoro capace di svilupparsi insieme ai progetti. Ai giovani che iniziano consiglia di concedersi il teatro, assorbendo tutto dagli insegnanti, dai compagni e dagli spazi di formazione, senza farsi dominare troppo presto dall’ansia del lavoro.

Tra le fonti di ispirazione cita Robert Wilson, riferimento per la sintesi tra luce, spazio, immagine e tempo. Intanto prepara un progetto personale: un ciclo di mapping itinerante per la città, senza committenti e senza clienti, pensato come puro lavoro artistico. Guardando all’Accademia, la parola che sceglie è gratitudine: una base formativa che, a distanza di dieci anni, continua a incidere sul suo modo di costruire immagini e scene.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.