Milano, dissecazione aortica in gravidanza: salvi madre e bimbo
23/07/2026
Un intervento cardiochirurgico di sette ore, eseguito alla ventiduesima settimana di gravidanza mantenendo il feto nell’utero, ha permesso di salvare una donna colpita da una dissecazione acuta dell’aorta e di prolungare la gestazione fino alla trentaquattresima settimana. La complessa operazione è stata condotta all’Ospedale Niguarda di Milano. A tre mesi dal ricovero, la madre e il bambino stanno bene.
La diagnosi al Pronto soccorso di Niguarda
La paziente, chiamata Matilde con un nome di fantasia per tutelarne la riservatezza, si era presentata al Pronto soccorso per un malessere diffuso. Gli specialisti dell’Ostetricia e Ginecologia, diretta da Federico Spelzini, hanno rilevato una situazione anomala e attivato un gruppo multidisciplinare.
Gli accertamenti hanno portato alla diagnosi di dissecazione acuta dell’aorta, una lacerazione della parete dell’arteria principale che può provocare conseguenze rapidamente fatali. La donna era alla ventiduesima settimana di gestazione: ogni scelta terapeutica doveva quindi considerare sia il rischio immediato per la madre sia le ridotte possibilità di sopravvivenza del feto in caso di parto anticipato.
«Si è verificata una gravissima condizione cardiaca a rischio immediato di vita per la paziente e quindi anche del feto», ha spiegato Claudio Russo, direttore della Cardiochirurgia e Trapianto di cuore del Niguarda. La lesione richiedeva un intervento urgente, ma il ricorso immediato al taglio cesareo avrebbe esposto il bambino a una prematurità estrema.
La decisione di mantenere il feto nell’utero
Il confronto tra cardiochirurghi, ginecologi, neonatologi e anestesisti ha portato alla scelta di operare l’aorta senza interrompere la gravidanza. Una procedura che, secondo l’ospedale milanese, trova pochissimi casi analoghi nella letteratura scientifica internazionale.
Alice Proto, responsabile della struttura Neonato e Lattante Critico della Neonatologia e Terapia intensiva neonatale diretta da Stefano Martinelli, ha spiegato che a 22 settimane un cesareo d’urgenza sarebbe stato controproducente. Le probabilità di sopravvivenza del bambino erano considerate troppo basse.
L’équipe ha quindi puntato sulla rapidità e sulla precisione dell’operazione cardiaca, cercando di ridurre gli effetti sul feto. Durante tutte le fasi, la priorità è stata bilanciare la sicurezza materna con la possibilità di far proseguire la gestazione.
«Abbiamo deciso di procedere con l’intervento mantenendo il feto in utero», ha riferito Proto. La scelta ha richiesto una pianificazione coordinata e la disponibilità simultanea delle diverse specialità coinvolte.
Sette ore in sala operatoria per riparare l’aorta
L’intervento è stato eseguito dal personale medico, infermieristico e tecnico della Cardiochirurgia e Trapianto di cuore, con la collaborazione del Servizio di Anestesia e Rianimazione cardiotoracovascolare. L’operazione è durata complessivamente sette ore.
Terminata la procedura, la paziente ha trascorso un breve periodo in terapia intensiva. È stata poi affidata agli specialisti della Cardiologia 2 – Insufficienza cardiaca e Trapianti, che hanno seguito il decorso clinico insieme ai colleghi dell’Ostetricia e Ginecologia.
Il monitoraggio della gravidanza è proseguito in modo costante. I ginecologi hanno controllato le condizioni della madre e del feto, valutando il momento più sicuro per il parto. Il taglio cesareo è stato programmato ed eseguito nel blocco operatorio della Cardiochirurgia quando la gestazione ha raggiunto la trentaquattresima settimana.
Madre e bambino stanno bene dopo tre mesi
A tre mesi esatti dall’arrivo della donna al Pronto soccorso, gli esami clinici hanno confermato le buone condizioni della madre e del neonato. Il risultato è legato alla collaborazione tra reparti chiamati ad affrontare contemporaneamente un’emergenza cardiovascolare e una gravidanza ancora lontana dal termine.
Il direttore generale Alberto Zoli ha ricordato che Niguarda ha trattato recentemente anche un’altra donna colpita da dissecazione acuta dell’aorta durante una fase più avanzata della gestazione. In quel caso, le condizioni avevano consentito di eseguire prima il cesareo d’urgenza e successivamente l’operazione cardiochirurgica.
Le due situazioni hanno richiesto strategie differenti, costruite sulla settimana di gravidanza e sulle condizioni delle pazienti. Per Zoli, i risultati rappresentano un successo clinico e una dimostrazione del valore della collaborazione tra professionisti della sanità pubblica.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to