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Milano, il progetto NORSK studia la cooperazione nei primati

14/07/2026

Milano, il progetto NORSK studia la cooperazione nei primati

Capire come nascono la cooperazione, le aspettative condivise e le regole sociali osservando il comportamento dei primati. È l’obiettivo del progetto The Normative Roots of Social Kinds, NORSK, coordinato dal Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano e finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza. Il programma riunisce filosofia, scienze cognitive e ricerca sul campo per individuare i meccanismi alla base del coordinamento tra individui.

Tra le ricercatrici coinvolte figura Mélissa Berthet, esperta di comunicazione nei primati con oltre tredici anni di esperienza. Dopo aver studiato i bonobo nella Repubblica Democratica del Congo, Berthet analizzerà ora il comportamento dei gorilla di montagna nella foresta impenetrabile di Bwindi, in Uganda, osservando come questi animali avviano e mantengono attività condivise.

Dalle norme umane alla cooperazione tra animali

Le relazioni quotidiane tra persone si basano su aspettative, categorie sociali e regole implicite che permettono di interpretare le azioni degli altri. NORSK intende verificare se alcuni elementi di questo sistema siano presenti anche nelle specie non umane e quali capacità rappresentino invece una caratteristica specifica dell’essere umano.

Francesco Guala, docente di Economia politica e responsabile scientifico del progetto, ha evidenziato che gli esseri umani costituiscono soltanto una delle numerose specie sociali presenti sulla Terra. La ricerca studierà quindi i meccanismi comunicativi attraverso i quali alcuni animali sviluppano forme di collaborazione fondate su aspettative reciproche.

John Michael, docente di Logica e Filosofia della scienza all’Università di Milano, ha spiegato che il lavoro sui gorilla permetterà di esaminare i segnali utilizzati per mostrare l’impegno in un’azione congiunta. Il confronto con il comportamento umano aiuterà a distinguere le capacità condivise con altri primati da quelle emerse durante l’evoluzione della nostra specie.

Otto mesi nella foresta per registrare i bonobo

Prima di entrare nel progetto NORSK, Mélissa Berthet ha lavorato per circa otto mesi al Kokolopori Bonobo Research Project, nella Repubblica Democratica del Congo. Nel sito di ricerca vivono tre comunità di bonobo abituate alla presenza degli osservatori, grazie a un percorso avviato e sostenuto dalle popolazioni locali circa quindici anni fa.

I ricercatori non alimentano né toccano gli animali e limitano sguardi, rumori e altre interazioni che potrebbero modificarne il comportamento. L’obiettivo è osservare le attività naturali mantenendo la maggiore distanza possibile, pur seguendo i gruppi lungo gli spostamenti nella foresta.

Le giornate iniziavano tra le 3.30 e le 4 del mattino. Il gruppo di ricerca camminava fino a due ore per raggiungere i bonobo prima che lasciassero i nidi utilizzati durante la notte. L’osservazione proseguiva fino al tardo pomeriggio, quando gli animali costruivano nuovi giacigli. In una singola giornata potevano essere percorsi tra 15 e 20 chilometri.

Il campo era collocato in una zona remota della foresta pluviale, priva di copertura telefonica e connessione internet. L’attrezzatura veniva alimentata attraverso pannelli solari, mentre l’acqua del fiume era filtrata per renderla utilizzabile. Anche il trasferimento verso il sito richiedeva un viaggio complesso, tra aereo, diverse ore in motocicletta e un tratto finale a piedi.

Raccolte circa mille vocalizzazioni

Per registrare il maggior numero possibile di richiami, Berthet portava con sé un microfono acceso durante tutta la giornata. La raccolta dei dati era resa difficile dall’alternanza tra lunghi periodi di silenzio e momenti nei quali diversi bonobo vocalizzavano contemporaneamente, rendendo complicata l’identificazione dell’autore di ogni suono.

Quando la ricercatrice riusciva ad attribuire con sicurezza un richiamo a un individuo, descriveva verbalmente nel microfono tutto ciò che stava accadendo. Le annotazioni comprendevano l’attività del bonobo, le reazioni degli altri componenti del gruppo e gli eventi esterni, come pioggia, presenza di altri animali o individuazione di possibili prede.

L’elaborazione richiedeva tempi particolarmente lunghi. Per ogni due giornate trascorse con gli animali era necessario almeno un giorno di lavoro al campo. Ogni vocalizzazione selezionata veniva analizzata attraverso oltre 300 domande dedicate al contesto, alle azioni del soggetto e alle risposte del gruppo.

Nel complesso sono stati raccolti circa mille richiami, successivamente studiati all’Università di Zurigo attraverso analisi statistiche. Il lavoro ha permesso di verificare quali vocalizzazioni fossero associate con regolarità a particolari situazioni e di formulare ipotesi sul loro significato.

I bonobo combinano richiami con significati complessi

Una precedente ricerca condotta da Berthet e dai suoi colleghi ha mostrato che i richiami dei bonobo possiedono significati riconoscibili e possono essere combinati in sequenze capaci di produrre informazioni più articolate. Lo studio è stato selezionato tra i finalisti del Coller-Dolittle Prize, iniziativa scientifica internazionale dedicata allo sviluppo di sistemi per comprendere la comunicazione tra esseri umani e animali.

Secondo i ricercatori, la possibilità di costruire significati complessi partendo da unità vocali più semplici potrebbe essere stata presente negli antenati comuni di esseri umani e bonobo almeno sette milioni di anni fa. I risultati non indicano che gli animali utilizzino una lingua identica a quella umana, ma mostrano strutture comunicative più articolate di quanto ritenuto in passato.

Il nuovo studio sui gorilla di montagna in Uganda

All’interno di NORSK, Berthet concentrerà la propria attività sul concetto di impegno congiunto nei gorilla selvatici. La ricerca si svolgerà nella foresta di Bwindi, che ospita circa la metà della popolazione mondiale di gorilla di montagna, in collaborazione con il progetto di lungo periodo del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology.

La ricercatrice raccoglierà dati su vocalizzazioni, gesti, espressioni facciali e posture del corpo. I gorilla saranno filmati durante attività svolte insieme per verificare se utilizzino segnali specifici per iniziare un’azione, coordinarla, interromperla o richiamare un individuo che smette di partecipare.

Il lavoro si basa sull’esperienza maturata anche con scimmie urlatrici in Messico e titi in Brasile. Nel corso della propria carriera Berthet ha trascorso complessivamente circa tre anni in siti remoti dedicati all’osservazione dei primati selvatici. I nuovi dati contribuiranno a chiarire quanto siano profonde le radici evolutive della cooperazione e delle regole che orientano la vita sociale.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to