Cosmeticorexia tra i giovani, l’allarme da Milano su pelle e social
12/06/2026
La ricerca della pelle “perfetta” sta diventando un comportamento a rischio soprattutto tra preadolescenti e adolescenti, spinti a usare prodotti cosmetici costosi, aggressivi o inadatti alla loro età. Il fenomeno, definito cosmeticorexia o dermorexia, è al centro di un editoriale pubblicato su Dermatol Ther da Giovanni Damiani, dermatologo dell’Università Statale di Milano, e Alberto Stefana, psicologo dell’Istituto Superiore di Sanità.
Routine di bellezza adulte già tra gli 8 e i 14 anni
La cosmeticorexia indica una preoccupazione eccessiva, talvolta ossessiva, per l’aspetto della pelle. Questa attenzione può tradursi in un uso compulsivo di creme, sieri, trattamenti e procedure cosmetiche, spesso pensati per adulti e non per pelli giovani. Secondo gli autori dell’editoriale, il fenomeno riguarda in modo particolare le fasce preadolescenziali, anche sulla scia dei cosiddetti “Sephora kids”: bambini e ragazzi della Generazione Alpha, indicativamente tra gli 8 e i 14 anni, attratti da prodotti per la cura della pelle e il trucco di alta gamma.
Il problema non riguarda soltanto il costo economico, che può ricadere sulle famiglie, ma anche l’effetto che l’uso eccessivo dei cosmetici può avere sulla percezione del volto. Damiani sottolinea come il viso di un adolescente sia per natura in trasformazione, mentre l’applicazione insistita di prodotti può alterarne la rappresentazione interna, rendendolo artificialmente stabile e distante dal normale processo di crescita.
Il ruolo dei social media e dei modelli estetici
A rafforzare questa tendenza contribuiscono i modelli socioculturali diffusi attraverso le piattaforme digitali. Video di skincare routine, contenuti sponsorizzati, presentazioni di sé basate sull’aspetto fisico e consigli cosmetici semplificati raggiungono pubblici molto giovani, spesso senza un’adeguata spiegazione dei rischi.
Gli autori richiamano anche la medicalizzazione della bellezza e la crescita del mercato dei cosmeceutici, prodotti a metà tra cosmetici e farmaci, contenenti principi attivi in concentrazioni elevate. Se usati senza indicazioni corrette, soprattutto su pelli immature o sensibili, possono contribuire a irritazioni, dermatiti da contatto, reazioni allergiche e alterazioni della barriera cutanea.
Il rischio, però, non è solo dermatologico. L’esposizione precoce a modelli estetici rigidi può favorire il controllo continuo del proprio aspetto, comportamenti ripetitivi di pulizia della pelle e forme di disagio legate all’immagine corporea.
Tra dermatologia e salute mentale
La cosmeticorexia non è oggi riconosciuta come diagnosi formale nei sistemi di classificazione clinica, ma secondo Damiani e Stefana merita attenzione scientifica e sanitaria. Il fenomeno potrebbe infatti collocarsi nello spettro del dismorfismo corporeo, soprattutto quando la cura della pelle diventa una condotta rigida, invasiva e fonte di ansia.
I ricercatori chiedono una definizione operativa del problema, strumenti di valutazione standardizzati e un monitoraggio epidemiologico capace di misurarne la diffusione. L’approccio, indicano, dovrà essere interdisciplinare: dermatologi, psicologi, pediatri, famiglie e scuola sono chiamati a riconoscere i segnali di un rapporto distorto con la pelle e con l’immagine di sé.
L’editoriale rilancia quindi un tema che incrocia salute, educazione digitale e mercato della bellezza. La sfida è distinguere la normale cura di sé da pratiche precoci, compulsive o dannose, aiutando i più giovani a costruire un rapporto meno ansioso con il proprio volto e con i cambiamenti dell’età.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.