Milano, la Linea Blu racconta duemila anni di storia: al via il progetto culturale sulla M4
14/04/2026
La metropolitana come infrastruttura di mobilità, certo, ma anche come occasione di conoscenza pubblica, rilettura urbana e restituzione culturale. È da questa idea che nasce “La Storia di Milano lungo la Linea Blu”, il progetto promosso da M4 S.p.A., Comune di Milano e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano, con l’obiettivo di riportare al centro della vita cittadina il patrimonio di scoperte emerso durante gli scavi e i lavori della nuova linea metropolitana.
L’iniziativa prova a dare forma a una narrazione più ampia dell’opera: non soltanto un’infrastruttura che ha cambiato gli spostamenti urbani, ma un intervento che, nel corso della sua realizzazione, ha riportato alla luce tracce materiali, storie sepolte e stratificazioni capaci di restituire un’immagine più complessa della città. Il progetto si svilupperà in due momenti distinti: un primo ciclo di incontri aperti al pubblico e, successivamente, una serie di visite guidate nei luoghi più significativi toccati dai lavori della M4.
Gli scavi della M4 e la città che riemerge dal sottosuolo
Il contributo più rilevante dell’Università Statale arriverà il 18 aprile, nell’Aula Magna di via Mangiagalli 37, con un incontro dedicato agli approfondimenti antropologici sui resti umani rinvenuti nelle necropoli antiche intercettate durante gli scavi. A occuparsene è stato il LABANOF, il Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense diretto dalla professoressa Cristina Cattaneo, che ha analizzato migliaia di scheletri recuperati lungo il tracciato della linea blu.
È proprio da queste indagini che emerge uno degli aspetti più sorprendenti dell’intera operazione scientifica. I resti umani esaminati con gli strumenti della medicina, dell’antropologia e delle analisi genetiche hanno infatti restituito elementi capaci di modificare in profondità la narrazione storica di Milano lungo un arco di circa duemila anni, dall’epoca romana fino all’età contemporanea. Il dato più interessante non riguarda soltanto il numero o l’eccezionalità dei ritrovamenti, ma il tipo di storia che questi resti consentono di raccontare: una storia meno centrata sulle élite e sulle fonti ufficiali, più attenta invece ai corpi, alle condizioni di vita, alle fragilità e ai percorsi di gruppi spesso rimasti ai margini del racconto tradizionale.
Dalle ricerche affiora, per esempio, una Milano romana e tardoantica fortemente multietnica, con la presenza di individui di origine africana, mediorientale, europea e orientale, circostanza che conferma il ruolo della città come luogo di transito, scambio e mescolanza già in età antica. Altre evidenze hanno permesso di osservare come il medioevo, rispetto all’epoca romana, presenti segnali di parziale miglioramento nelle condizioni di salute di donne e bambini, con livelli comparabili a quelli maschili e, nel caso delle donne, anche un’aspettativa di vita più favorevole rispetto a quanto si sarebbe potuto immaginare.
Corpi, malattia, migrazioni: una nuova lettura della storia milanese
Il valore scientifico di questi studi sta anche nella loro capacità di far emergere fenomeni sociali profondi, come migrazione, malattia, violenza e discriminazione, offrendo voce storica a categorie che raramente trovano spazio nelle fonti scritte. Bambini, anziani, donne, persone affette da patologie gravi o con difficoltà motorie entrano così nel racconto della città non come presenza marginale, ma come parte essenziale della sua storia sociale.
Tra i contesti restituiti dagli scavi figurano casi di particolare interesse, come tombe romane coperte da mandibole di cavallo, che rinviano a contatti con gruppi provenienti dal Nord Europa, camere sepolcrali cinquecentesche forse destinate a individui morti in prigione e aree di sepoltura riservate a persone con disabilità o colpite da gravi malattie infettive. Per il Seicento, inoltre, i reperti raccontano una Milano segnata da livelli particolarmente alti di malnutrizione e malattia; allo stesso periodo risalgono anche le prime evidenze di consumo di coca in Europa, un elemento che apre prospettive di ricerca inattese sui circuiti materiali e culturali della prima età moderna.
La rettrice Marina Brambilla, intervenendo alla presentazione del progetto il 24 marzo a Palazzo Moriggia, ha sottolineato come il contributo del LABANOF rappresenti un tassello strategico nella valorizzazione scientifica e culturale degli scavi della M4. Il lavoro dell’Ateneo, però, non si esaurisce nell’analisi dei reperti. I resti confluiscono infatti nella Collezione Antropologica dell’università, andando ad arricchire un patrimonio destinato a sostenere ricerca e formazione, e sono accessibili al pubblico attraverso il MUSA, il Museo Universitario delle Scienze Antropologiche, Mediche e Forensi per i Diritti Umani.
Questa dimensione pubblica della conoscenza è il cuore dell’intero progetto. L’assessora alla Mobilità Arianna Censi ha richiamato il doppio valore della nuova linea: da una parte un’infrastruttura che serve ogni giorno oltre 300 mila persone, dall’altra un’occasione che ha permesso di riportare alla luce testimonianze preziose del passato e di valorizzare le opere presenti lungo il tracciato. La soprintendente Emanuela Carpani ha invece evidenziato la necessità, dopo anni di lavoro condiviso, di restituire alla comunità il percorso compiuto e i risultati culturali maturati nel corso di questa esperienza.
Nel calendario del progetto, un altro momento di particolare rilievo per l’Università Statale sarà la visita guidata del 25 settembre, dedicata alla stazione Sforza-Policlinico e alla Ca’ Granda. Per partecipare agli incontri e alle visite sarà possibile prenotarsi attraverso il sito della Soprintendenza. L’idea di fondo, tuttavia, va oltre il singolo evento: riconsegnare ai cittadini il senso pieno di un’opera pubblica che, mentre trasformava la mobilità milanese, ha anche aperto una nuova finestra sulla storia lunga, stratificata e sorprendente della città.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.