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Milano, podcast dalle carceri al Corecom Lombardia

24/06/2026

Milano, podcast dalle carceri al Corecom Lombardia

Un podcast nazionale autoprodotto dentro gli istituti di pena dalle persone detenute è stato presentato a Palazzo Pirelli durante il convegno “La connessione sospesa: evoluzione della comunicazione penitenziaria nell’era digitale, tra diritti e sicurezza”. L’iniziativa, promossa dall’avvocata Veronica Cella, componente del Corecom Lombardia, punta a portare nel mondo penitenziario strumenti digitali capaci di favorire formazione, relazioni con l’esterno e percorsi di reinserimento sociale, mantenendo il necessario equilibrio con le esigenze di sicurezza.

Un progetto per dare voce agli istituti di pena

Il progetto editoriale presentato durante l’incontro nasce con l’obiettivo di raccontare dall’interno il sistema carcerario, attraverso contenuti realizzati direttamente dalle persone private della libertà personale. Il podcast vuole riannodare il rapporto tra istituti di pena e società civile, offrendo uno spazio di espressione regolato, controllato e costruito intorno al tema della comunicazione come parte del percorso rieducativo.

Il presidente del Corecom Lombardia, Cesare Gariboldi, ha definito il lancio una novità assoluta per l’organismo regionale, sottolineando il valore di un’iniziativa che raccoglie voci spesso poco ascoltate e che potrebbe diventare un modello anche per altre realtà regionali. L’ascolto in anteprima della prima puntata è stato guidato da Antonetta Carrabs, direttrice di “Oltre i confini Magazine” e presidente di Zeroconfini Onlus, con il contributo di testimonianze dirette legate ai progetti già attivi sul campo.

Digitale, affettività e sicurezza al centro del confronto

Il convegno ha affrontato un tema delicato: l’ingresso delle tecnologie negli istituti penitenziari e il modo in cui strumenti digitali, comunicazione e formazione possano convivere con vigilanza, controllo investigativo e tutela della sicurezza. Veronica Cella ha richiamato la necessità di superare l’isolamento tecnologico, oggi percepito come una forma di esclusione sociale profonda, senza trascurare i confini richiesti dal contesto carcerario.

Nel suo intervento, l’onorevole Fabio Raimondo, collegato dalla Camera dei Deputati, ha evidenziato la necessità di tenere insieme dignità della persona, tutela dei diritti e legalità. Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Federico Romani, ha invece richiamato la responsabilità delle istituzioni nel governare il cambiamento digitale negli istituti, individuando un punto di equilibrio tra opportunità di reinserimento e vincoli di sicurezza.

Videochiamate e accesso controllato alla rete

Il dibattito ha coinvolto rappresentanti delle istituzioni, operatori della giustizia, avvocati e giornalisti, con l’obiettivo di individuare soluzioni operative. Sul piano giuridico, l’avvocato penalista cassazionista Eligio Marazzoli ha proposto un adeguamento dell’articolo 18 dell’ordinamento penitenziario, così da istituzionalizzare l’uso delle videochiamate tramite strumenti come Skype, WhatsApp e Teams, accanto a forme di accesso mirato e vigilato a Internet per siti istituzionali ed educativi.

La presidente della Commissione speciale dedicata alla tutela dei diritti delle persone private della libertà personale, Alessia Villa, ha richiamato l’esperienza maturata durante l’emergenza Covid, quando la digitalizzazione ha permesso di mantenere contatti familiari e attività a distanza. Secondo Villa, le tecnologie possono sostenere anche formazione e reinserimento lavorativo, due ambiti collegati alla funzione rieducativa della pena.

Formazione e reinserimento tra le priorità

Il tema della formazione è stato rilanciato anche dalla consigliera Chiara Valcepina, vicepresidente della Commissione Programmazione e Bilancio, che ha ricordato i 10 milioni di euro stanziati dal Ministero della Giustizia e gli strumenti attivati in Lombardia attraverso la legge regionale 25 del 2017, il Fondo sociale europeo e la Cassa delle Ammende.

Teresa Mazzotta, direttrice dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna della Lombardia, ha approfondito il trattamento dei minori, auspicando norme capaci di favorire l’acquisizione di competenze digitali certificate anche come strumento di prevenzione della recidiva. Il garante regionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Gianalberico De Vecchi, ha ribadito il ruolo di garanzia e inclusione che le istituzioni sono chiamate a esercitare.

Al confronto hanno partecipato anche la direttrice della Casa circondariale di Lodi, Anna Laura Confuorto, e diversi rappresentanti del mondo penitenziario e sociale. L’incontro ha messo al centro una prospettiva concreta: usare la comunicazione digitale non come concessione episodica, ma come parte di un percorso regolato, utile a mantenere legami, costruire competenze e preparare il ritorno nella società dopo l’esecuzione della pena.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to