Milano ricorda Carlo Monguzzi, il saluto di Sala: “Se ne è andato un lottatore”
13/04/2026
Milano saluta Carlo Monguzzi attraverso parole che tengono insieme memoria personale, confronto politico e dolore pubblico. A tracciare un ricordo intenso è il sindaco Giuseppe Sala, che in una nota affida al tono della confidenza e dell’affetto il commiato a una figura che ha attraversato a lungo la vita politica cittadina, lasciando un segno riconoscibile per stile, battaglie e temperamento.
Il ritratto che emerge non è quello convenzionale dell’avversario istituzionale omaggiato dopo la scomparsa, ma quello più complesso e umano di un rapporto fatto di divergenze anche nette, discussioni accese e rispetto reciproco mai venuto meno. Sala lo definisce senza esitazioni “un lottatore”, scegliendo un’espressione che restituisce il tratto più evidente di Monguzzi: una presenza combattiva, tenace, difficilmente addomesticabile, capace di mantenere una sua coerenza anche dentro i conflitti più duri della vita pubblica.
Il ricordo di un rapporto segnato da scontri e rispetto
Nelle parole del sindaco c’è soprattutto il riconoscimento di una relazione che non si è mai fermata alla dimensione formale dei ruoli. “Spesso non la vedevamo allo stesso modo”, osserva Sala, richiamando una distanza politica che non viene nascosta né attenuata. Eppure, proprio dentro quella distanza, affiora la sostanza di un legame costruito su stima e consuetudine. Il rispetto per l’impegno politico di Monguzzi, sottolinea il primo cittadino, non è mai mancato, così come non è mai venuto meno un affetto reciproco coltivato al di là delle contrapposizioni pubbliche.
È un passaggio che racconta bene una dimensione spesso poco compresa fuori dalla politica: la possibilità che il dissenso, anche aspro, conviva con rapporti privati solidi e autentici. Sala lo esplicita con chiarezza, quasi volendo sottrarre questo ricordo a ogni lettura stereotipata. Chi guarda la politica da lontano, suggerisce, fatica a capire come possano stare insieme scontri duri in pubblico e relazioni sincere nel privato. Eppure è proprio questa convivenza a dare profondità al suo saluto.
Tra i frammenti più personali del ricordo c’è quello del matrimonio celebrato dal sindaco, un dettaglio che restituisce il grado di prossimità tra i due e che sposta il discorso dalla sola sfera istituzionale a quella più intima. Allo stesso modo, colpisce l’annotazione su un’abitudine che aveva resistito nel tempo: Monguzzi, in aula consiliare, era l’unico a rivolgersi a lui chiamandolo semplicemente “Beppe”, e non “Sindaco”. Un gesto minimo, ma rivelatore, che dice molto del tono del loro rapporto e del carattere di Monguzzi, poco incline alle liturgie del potere.
L’ultimo incontro e il peso della malattia
Il passaggio più toccante della nota riguarda gli ultimi mesi, quando il rapporto tra i due si è intrecciato con l’avanzare della malattia. Sala ricorda l’ultima visita di Monguzzi nel suo ufficio: anche in quell’occasione, racconta, non era mancata una discussione animata. Ma alla fine c’era stato un abbraccio. Un abbraccio che il sindaco dice di ricordare molto bene, quasi a voler fissare in quell’immagine finale il senso di una vicinanza che aveva saputo resistere alle differenze e agli attriti.
Il ricordo si fa poi più doloroso quando Sala racconta come Monguzzi lo tenesse aggiornato sulle cure, fino a quando non è più riuscito a farlo. È in quel silenzio improvviso, più ancora che in una comunicazione ufficiale, che il sindaco dice di avere compreso la gravità della situazione. Il tono della nota cambia lì, si fa più spoglio, quasi trattenuto, e proprio per questo più incisivo.
La frase conclusiva, “Riposa in pace, caro Carlo”, chiude il messaggio con una semplicità che evita ogni enfasi e lascia emergere il dolore nella sua forma più diretta. È il saluto a un uomo con cui il sindaco ha condiviso scontri, rispetto, affetto e una lunga familiarità politica e personale.
Una figura riconoscibile nella vita pubblica milanese
Il ricordo di Sala consegna così anche un’immagine più ampia di Carlo Monguzzi: quella di una figura che, al di là delle singole battaglie e delle appartenenze, ha incarnato un modo netto e appassionato di stare nella vita pubblica. Il termine “lottatore”, scelto in apertura, finisce per riassumere non soltanto il tratto caratteriale, ma una postura politica precisa, fatta di convinzioni forti, toni talvolta duri e una presenza mai neutra.
Nel messaggio del sindaco non c’è soltanto il cordoglio per una perdita personale. C’è anche il riconoscimento di un pezzo della storia politica milanese, di un interlocutore spesso scomodo ma autentico, capace di lasciare un segno proprio perché mai assimilabile fino in fondo. E forse è proprio questa la cifra più nitida del saluto che Milano gli rivolge: non un ricordo levigato dalla circostanza, ma il riconoscimento franco di una personalità intensa, discussa, viva fino all’ultimo anche nel dissenso.